Capitan Augusto, l'uomo della panchina. Un articolo di Sandro Bertocchi

 

 

 

Sembra pronto per la pubblicità del tonno Nostromo? Sarebbe ora che si alzasse da lì e riparasse in un bar? Suvvia! come se il capitano Achab, ormai in vista della balena bianca, confidasse a uno dei suoi marinai che c’è troppa umidità e questo non è bene per la sua gamba d’avorio (maledetta Moby Dick!), allora meglio ritirarsi giù in coperta.

Macché freddo, macché coperta! L’unico accorgimento è quell’improvvisato spessore di polestirolo che lo isola dalla panchina di via Andrea Costa, quella a sinistra dell’edicola. Augusto sembra uscito dal romanzo di Melville, le balene bianche di cui va a caccia sono l’incapacità dei politici di prendere decisioni drastiche e combattere senza pietà la delinquenza; la burocrazia; l’inutile interferenza dei partiti nella gestione del Paese. Questo è il nemico da annientare per ridare slancio all’estro di un’Italia che altrimenti sarebbe in grado di primeggiare. Il nemico è ben identificato (i suoi sistemi per debellarlo, discutibili, non prevedono immunità né prescrizioni) ma la baleniera naviga tuttora a vista e l’orizzonte, denso di nuvole nere, come per Achab è presagio di naufragi.

In ogni caso, Capitan Augusto è sempre qui sulla breccia, ha affrontato correnti avverse e derive di cui porta segni evidenti: gli dolgono le ginocchia e per questo sta sempre seduto su una tolda senza riparo; per via di un udito imperfetto quando si infervora perde il “ritorno” della sua voce, il controllo dei decibel e urla. Potrebbe intimorire un estraneo (è successo), non certo la sua ciurma che lo segue almeno finché le condizioni atmosferiche lo permettono, perché oltre certe temperature resiste solo lui, highlander di provincia depositario di tutto lo scibile calcistico e illuminato docente in cose d’amore e dintorni…

(sb)

 

 

   

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI

 

tutto lo sport

Notizie del giorno