Venezuela: i miei ricordi dentro una valigia di cartone. Un articolo di Marisa Succi

 

 

Porto di Genova, 2 agosto 1954. Mia madre di 23 anni con mia sorella di 7, s’imbarcarono per raggiungere mio padre in Venezuela. Le aveva mandato un telegramma in cui era scritto: “Raggiungimi, qui c’è lavoro”. Con una piccola valigia di cartone contenente timori e speranze, mia mamma e mia sorella affrontarono 15 giorni di navigazione. Mio padre le aspettava

A El Tigre, un paese lontano circa 300 km da Caracas, dove si estraeva petrolio, mio padre e mia madre gestivano il ristorante “Emilia”, dove gli operai italiani andavano a mangiare. Per loro, era come tornare a casa ogni sera, gustando cibi italiani. Anche i fratelli dei miei genitori raggiunsero presto il Venezuela. Lavoravano insieme. Duro il lavoro, faticoso il clima, ma si cominciava finalmente ad intravedere un po’ di benessere.

 

 

   



Nel 1959 nacqui io e mio padre cominciò a pensare di tornare in Italia. Mandava i suoi risparmi ad una sorella che abitava a Molinella. Fece un breve viaggio in Italia, comperò un terreno e assegnò al geometra Ventura il compito di costruire la casa. In quel periodo, tornò dagli amici a Portomaggiore, suo paese d’origine, e fece assaporare loro quel “benessere” che a fatica stava ottenendo in Venezuela. Più volte mi ha mostrato con orgoglio le foto di quando aveva accompagnato gli amici a Venezia e comperato a tutti loro un cappotto. Era il 1959 e qui la gente faceva ancora molta fatica.

Quando rientrò in Venezuela, si accorse che il clima politico stava cambiando. Così, nel 1963, facemmo ritorno a casa. In Venezuela avevano perso tutto, ma i risparmi erano al sicuro a Molinella. La casa c’era. C’era un pò di terreno e così i miei genitori cominciarono una nuova vita a Molinella, aprendo un ristorante-albergo e poi una rosticceria (chi non ricorda le mitiche pizze al cartoccio di mio padre?!).

Sono stata, si può dire, la prima bambina extracomunitaria dell’Asilo Viviani. Parlavo spagnolo e le suorine faticavano a comprendermi. Mia sorella, che aveva invece frequentato le scuole in Venezuela, quando tornammo in Italia fu inserita in classi inferiori e questo le provocò un certo disagio, fino al punto che dovette interrompere gli studi.

Degli anni trascorsi in Venezuela i miei genitori hanno parlato sempre con orgoglio. Mi hanno sempre detto che la loro rivincita è cominciata là, nel paese che li aveva accolti come immigrati.

Scrivo questo articolo perché la situazione che vive oggi il Venezuela mi ha fatto riflettere.

Mia madre guarda la televisione, vede i migranti sui barconi, sospira e dice:: “Io sono stata una di loro, ma ho trovato chi mi ha accolto e aiutata”.

Ho ancora alcuni parenti in Venezuela. Li ho raggiunti via facebook. Sperano negli aiuti internazionali. Non possiamo più tentennare. E anch’io spero che il paese dove sono nata e dove la mia famiglia ha riacquistato la dignità persa in Italia a causa della guerra e della dittatura fascista, possa ritrovare presto pace e democrazia. L’Italia è rinata emigrando, non dimentichiamolo!

Per il 50esimo anniversario di nozze dei miei genitori, noi figlie abbiamo raccolto foto e momenti della loro vita. Poi abbiamo chiuso l’album nella valigia di cartone, dove tutto era iniziato.

(ms)

 

   

 

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