IL CAFFE' DELLA DOMENICA

Bugsy che vinse a Wimbledon. Un articolo di Nicola Mimmi

 

 

 

 

Il 6 giugno scorso, sulla pagina facebook del Circolo Tennis di Argenta, abbiamo letto questo post: “Per quanti lo hanno conosciuto, Bugsy era più di un cane, il ladro seriale di merende e panini e di annusate clandestine di borse e borsoni. Bugsy in tutti questi anni ci ha insegnato tanto e in tanti ha lasciato il segno, quello di un amico buono, che c'era sempre, nonostante l'età e gli acciacchi. Grazie di tutto, Bugsy”.

 

Ma Bugsy non era solo la mascotte del Circolo. In gioventù era stato un campione vero. Aveva vinto 18 volte a ... Wimbledon, come ci ha raccontato Nicola Mimmi in un articolo pubblicato su Duecaffè il 17 gennaio 2014, che qui vi riproponiamo.

 

Quando correva al Cinodromo di Wimbledon, tutti lo conoscevano come Helenas Rock . Nella sua carriera di racer (o cane da corsa), iniziata nel 2007 e conclusa nel 2009, ha vinto 18 gare, 7 volte è arrivato secondo e 10 terzo. In tutto, 35 podi su 72 gare cui ha preso parte. 27”85 il suo tempo migliore sul giro (480 mt.). Quando ha smesso di vincere è diventato inutile per il proprietario, un peso per l’allenatore. La sua storia, come quella di tanti cani da corsa, sarebbe probabilmente finita male, se… non l’avessimo adottato. Bugsy (questo il suo nome da pensionato delle corse) è un levriero greyhound. E’ nato in Irlanda il 2 dicembre 2005 e vive con noi da circa un anno la sua seconda vita felice. L’abbiamo adottato grazie a GACI, un'associazione di volontari di Modena. Ci sono altre 30 famiglie come noi che, ogni mese adottano in levriero ex racer. Questi cani, capaci di raggiungere, se ben allenati anche gli 80 km orari, nascono in apposite farm in Irlanda. Una femmina solitamente, partorisce 8-11 cuccioli. Di questi, appena uno o due sopravvivono fino ai 2 anni di età. A 12-15 mesi vengono infatti scartati, e quindi uccisi anche brutalmente, i soggetti che non hanno propensione alla corsa o che sono troppo lenti. I migliori vengono invece venduti a privati o ad associazioni di proprietari che li fanno correre nei cinodromi del Regno Unito. Quando però un cane si fa male, e questo accade spessissimo, o diventa troppo lento e non riesce più a vincere, viene subito eliminato. Se è ‘fortunato’ viene sottoposto a eutanasia, più spesso finisce impiccato, o legato alle traversine dei treni, vivisezionato nei laboratori, portato ai cosiddetti ‘canili dei 7 giorni’, dove nessuno sopravvive più di una settimana, oppure venduto per 10-20 euro ai coreani, che lo servono… in tavola. Si parla di 30.000 cani, tutti registrati nello Stud Book, che ogni anno finiscono in questa colossale mattanza. E tutto questo accade purtroppo nella civilissima Irlanda, dove le famiglie proprietarie di un cane da corsa lo tengono in un pollaio e si stupiscono che ci sia qualcuno interessato alla sua sorte! Proprio perché ero interessato alla sorte di questi poveri cane, ho scritto al caffè. Perché mi piaceva far conoscere le imprese sportive del mio Bugsy, ex cane da corsa, ma soprattutto raccontare ciò che accade dopo la corsa a quelli meno fortunati di lui”. (nm)

 

   

 

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