Il famoso concerto di Beniamino Gigli. Succedeva a Molinella, 90 anni fa

 

 



Reduce dai trionfi americani, è arrivato ieri sera a Bologna il grande tenore Beniamino Gigli. Egli ha preso alloggio al Grand Hotel Brun, insieme alla gentile consorte e al maestro De Curtis. L’incontrastato erede di Caruso si esibirà eccezionalmente questa sera a Molinella, alle ore 21. Nell’impossibilità di contenere all’interno del Teatro l’enorme folla prevista, bene ha fatto il comitato organizzatore ad allestire un teatro provvisorio in piazza. Il concerto ‘pro erigendo campo sportivo’ è organizzato dalla locale Associazione Calcio, presieduta dall’ingegner Francesco Rubini”. Così il Resto del Carlino di sabato 17 agosto 1929.

 

Beniamino Gigli arrivò a Molinella nel tardo pomeriggio, accompagnato in auto da Biagio Vaccari, il popolare Biasèn, che era stato un pioniere del calcio molinellese e che si era poi messo a fare l’impresario teatrale. I treni speciali da Bologna e dal ferrarese riversarono su Molinella migliaia e migliaia di persone. Moltissime altre arrivarono in automobile da ogni parte d’Italia: da Verona, da Roma, da Milano, Venezia e Torino, perfino da Napoli. Dai paesi vicini una moltitudine di gente raggiunse Molinella in bicicletta, qualcuno anche a piedi.

Piazza chiusa su tutti lati. Accessi laterali sbarrati con assi di legno. Unico varco d’ingresso per il pubblico in prossimità della Torre Civica, dov’era la biglietteria. Fu tale la ressa, che le forze dell’ordine sospesero la vendita dei biglietti, dopo che ne erano già stati venduti più di 6000. Nei giorni precedenti il concerto, Maria Poli, “la Signorina del Telefono”, era stata costretta a fare gli straordinari al Centralino Pubblico, alloggiato al piano terra del Municipio, Qualcuno del comitato organizzatore non aveva visto la famiglia per tre giorni, trascurando gli affari e la bottega, per stare sempre lì, al centralino, pronto a rispondere alle infinite richieste di prenotazioni. Onofrio Martelli e Dario Calori erano due di quelli.

Gigli non volle una lira. Disse dal palco, allestito davanti al Caffè Centrale, che l’aveva fatto “per amicizia nei confronti di Biagio” e che un po’ l’incuriosiva anche vedere il campo sportivo, del quale gli avevano riferito “che fiorisce... di gigli”. Alludeva al vecchio campo sportivo, quello costruito per il lungo tra le vie (oggi) Valeriani e Calzolari, che portava il suo nome fin dal momento dell’inaugurazione nel 1925

Poi cominciò a cantare. E naturalmente fu un successo strepitoso. Accompagnato al pianoforte dal maestro Marenzi, si esibì con il soprano Valeria Manna e il baritono Luigi Piazza in alcune delle liriche più celebri del melodramma italiano. Regalò al pubblico in delirio anche un fuoriprogramma come “Mamma”, la canzone che era il suo vero cavallo di battaglia. Cantò alcuni pezzi del repertorio napoletano, arrangiati dal maestro De Curtis (il padre di Totò: chi l’avrebbe mai detto?!). E quando dalla sua ugola uscì quel motivetto che fa cosi: “ chi ha avuto-ha avuto-ha avuto, chi ha dato-ha dato-ha dato”, gli organizzatori tirarono finalmente un sospiro di sollievo.

Sembrò a quel punto del tutto scongiurato anche il pericolo di un temporale estivo, che sarebbe stato la rovina, per l’organizzazione. Nessuno fece più caso a quei nuvoloni neri che, per tutto lo spettacolo, erano andati minacciosamente addensandosi sulle teste degli spettatori. Il pubblico il biglietto l’aveva già pagato e loro, gli organizzatori, non avrebbero restituito una lira delle 43.000 d’incasso. Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Appunto. Come cantava Beniamino Gigli. Scurdammoce ‘o passato, allora? No, ricordiamocelo, invece. Perché un giorno così non tornerà mai più. Bisognerebbe essere capaci di fare un salto in avanti nel tempo di sessanta o settant’anni e provare ad immaginare Luciano Pavarotti in concerto davanti alla Pizzeria 2000. Solo così si potrebbe forse capire cos’ha rappresentato, per un paese come il nostro, il concerto di Beniamino Gigli, in quella serata d’agosto del 1929.

 

Andrea Martelli: Tanti saluti dal secolo scorso. Diario molinellese del 900 (La Compagnia del Caffè, 2000)

 

 

   

 

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