Ode al Molinella della Serie B. Un articolo in rima di Sandro Bertocchi
 

  

 

 

La Grande Avventura cominciò il 17 settembre 1939, in casa, contro la Lucchese. E cominciò con una sconfitta: 1-3. Ricordiamo l’anniversario, riproponendovi il pezzo in rima che Sandro Bertocchi ha letto alla Panchina del Viale nei giorni di Sportivamente.

 

ODE AL MOLINELLA DELLA SERIE B

1939-2019, 80° Anniversario

 

Non credevi esistesse un posto simile, vero? / Ma certi sogni che osi sognare davvero / diventano d’incanto realtà. / Realizzarli è difficile, si sa.

Non ci si arriva certo in piroscafo o in treno / però da qualche parte, oltre l’arcobaleno,/ su prati verdissimi e sotto cieli blu / dai un calcio al pallone e puoi vincere anche tu.

Lo dice Judy Garland, nel film che ci commuove, / ma già vent’anni prima l’epico Diciannove. / Oltre a dare i natali / al grande Fausto Coppi, campione senza eguali, / regala ad un paese il sogno più sognato / trionfa in serie C e il nuovo campionato / accanto ad Atalanta, Palermo e Udinese / accoglie il Molinella contro tutte le attese.
In piazza c’è entusiasmo, l’attesa è senza pari, / il podestà dell’epoca, tal Gino Castellari,/

per sostener la squadra darà il suo contributo / imponendo ai commercianti una tassa d’aiuto. /

Luigi Monterumici ne è il Presidente, / è venuto da Budrio, è un uomo vincente. / in panchina è seduto quel Genovesi Pietro / che giocò nel Bologna da mediano, là dietro. /

Al resto hanno pensato gli impavidi ragazzi, / dal capitano, il mitico Spanazzi / orgoglio fatto un casa, scolpito nella roccia, / abituato a battersi fino all’ultima goccia.

Hanno sudato e vinto tre splendidi campioni / i tre Lughesi, Lupi, Cavalazzi e Spadoni. / In porta c’è quel Medola, riflessi felini, / all’attacco c’è un fulmine Guido Gottellini / che in Molinella-Padova, giocando da campione, / stupì Vittorio Pozzo con la sua prestazione.

E poi Wether Gaiani con la faccia bambina, / esordì con due gol contro la ProVercelli / e morì giovanissimo alla Bolognina / lasciando là il pallone e i suoi anni più belli.
E Gifford, baluardo, aitante centrale, / il suo stacco di testa non aveva un uguale; / e Norberto Liguera, attaccante uruguagio / piccolo e freddoloso fu il primo straniero / col suo scatto bruciante metteva a disagio / le difese avversarie, rapace sparviero.

Quindi, valore aggiunto, vero fuoriclasse, / il grande Dino Magli, super massaggiatore /

che dedicò alla squadra competenza e calore / ricevendo per paga lire zero, esentasse. /

Nell’intervallo, a Bergamo, sotto con l’Atalanta, / Dino dà due grappini all’ala destra Masi / che nel secondo tempo segna, pareggia e incanta / e quando è sottorete sembra Gabetto o quasi.

Si esaltano i tifosi, vogliono la vittoria: / Dai Dino, dàin un ètar che entriamo nella storia. / Infine, grande affetto per il traghettano Foghel e il terzino Urbielli / che non han mai giocato ma restan, pur riserve, tra i ricordi più belli.

Anche se non figurano in quel calcio mercato / frammenti di emozioni, ricordi, che odissea / ci restano nel cuore della grande epopea, / qualche testimonianza, amabili ritagli / e, sull’album Panini, Augusto Magli.


Sandro Bertocchi

[Panchina del Viale, 31 agosto 2019 ]

 

 

   

 

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