IRONMAN

Uomini di ferro

 

 

  


In queste ultime settimane, l’eco delle loro imprese, rimbalzato in un caso anche sulla stampa nazionale, ha portato alla ribalta due
ironmen molinellesi: Maurizio Zoni, 55enne triatleta di San Martino in Argine, e Aldo Nobili, 63 anni, professione dentista, con studio a Molinella e a Bologna.

11h40’17” (frazionato: 1h11’43”per 3,8 km a nuoto + 6h14’10” per 180 km in bici + 3h57’03” per 42,196 km di corsa) il tempo impiegato il 21 settembre scorso da Zoni (Age Group 55-59 anni) per portare a termine la gara di Cervia. 53° di categoria, 1355° assoluto, il piazzamento finale dell’atleta di San Martino, che nell’occasione ha stabilito anche il suo nuovo personale, dedicando quindi la sua performance alla memoria di Renato Zambardi, indiscusso pioniere del triathlon molinellese.

Kona Island, nelle Isole Hawaii, è stata invece teatro, il 12 ottobre, del Campionato del Mondo della specialità, a cui ha preso parte Aldo Nobili (Age Group 60-64). 12h29’16”, il suo tempo, che vale il 40° posto di categoria, 1.733° assoluto su 2.446 iscritti (2.266 quelli che hanno concluso la gara). Ecco il dettaglio delle tre prove: km 3,8 a nuoto (Waikiki Roughwater Swim, 2,4 miles) 1h16’00”; km 180 in bici (Around O’ahu Bike Race, 112 miles) 5h53’20”; km 42,196 (Honolulu Marathon, 26,2 miles) 5h10’40”.

Fare un confronto (come propone qualcuno) tra i due portabandiera del triathlon estremo, ci pare un esercizio inutile, eventualmente roba da addetti ai lavori, alla cui competenza ci rimettiamo volentieri, dichiarando qui la nostra inadeguatezza di semplici cronisti. Se ci legge (speriamo di sì) e volesse per caso cimentarsi in questa impresa, lasceremmo perciò l’incombenza a Saverio Fattori, per esempio, o ad altri del mestiere. Per quanto ci riguarda, possiamo solo dire che l’età, 8 anni di differenza tra i due (Zoni 55, Nobili 63) gioca senz’altro a favore del più giovane, così come le difficoltà del percorso (“bello fin che si vuole, ma estremamente tecnico e selettivo”) che, a detta degli esperti, avrebbe condizionato maggiormente la prova dei concorrenti impegnati nella gara iridata, vinta, per la cronaca, dal tedesco Jan Frodeno (7h51’13”) e, in campo femminile, dalla sua connazionale Anne Haug (8h40’10). Prima di ogni altra considerazione, bisognerebbe sapere qualcosa di più sulle attrezzature e i materiali di cui si compone il bagaglio appresso dei due concorrenti, sulle condizioni atmosferiche in cui si è gareggiato, sulla temperatura, l’umidità, la ventilazione, ecc... Dire che Nobili è andato più forte di Zoni nella frazione in bicicletta (5h53’ contro 6h14’) e, viceversa, che Zoni ha vinto il confronto con Nobili nella corsa (3h57’ contro 5h10’) e nel nuoto (1h11’ contro 1h16’), ci sembra un’ovvietà, essendo questi dei dati oggettivi che tutti sono in grado di leggere. L’unico termine di confronto attendibile (e qui ci corre in aiuto l’archivio del Caffè) potrebbe essere eventualmente il tempo impiegato da Aldo Nobili 10 anni fa, sempre alle Hawaii, quando portò a termine la prova in 11 ore e 39 minuti, cioè appena una manciata di secondi in meno del crono di Zoni un mese fa a Cervia. Da cui, pur con tutte le riserve e i distinguo del caso, si potrebbe teoricamente concludere che, a parità di categoria, tra Nobili e Zoni sarebbe (stata) una bella lotta.

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Non amo le gare da qui all'infinito e oltre. Il triathlon estremo non è il mio mondo

 

 



(23 ottobre) 
L’altro giorno, nel dare conto delle recenti imprese di Aldo Nobili e Maurizio Zoni, abbiamo chiesto amichevolmente aiuto a Saverio Fattori, dicendo che se mai avesse voluto esprimere un giudizio tecnico o, meglio ancora, mettere a confronto le prestazioni dei due ironmen di Molinella, sarebbe stato il benvenuto su queste pagine. Fattori, che si definisce "un modesto runner cagnazzo, incapace di guidare una bici e col galleggiamento del piombo fuso", ha raccolto (in parte) la sfida, inviandoci a tamburo battente l'articolo che trovate qui sotto.

 

Quando vengo sopravvalutato mi trema il mouse nella mano. Quello del triathlon non è mai stato il mio mondo, delle volte mi scordo perfino dove va messa l'h. Sono stato un medio runner cagnazzo, incapace di guidare una bicicletta e ho il galleggiamento del piombo fuso. Oltre tutto sono una brutta persona carica di preconcetti negativi su tutti gli sport nei quali i tempi dell'impegno sono così dilatati. Non è un mistero che ho sempre espresso molte perplessità sulle ultramaratone in vari articoli usciti sulla rivista Correre, ovvero quelle gare superiori ai quarantadue chilometri, dai quarantatrè fino all'infinito... Ho sempre pensato che barattare la quantità di chilometri percorsi, con la qualità dei ritmi avrebbe generato se non dei mostri, come minimo un po' di confusione nell'ambiente della corsa...

Mi sto quindi chiedendo se sono stato tirato in ballo per fare un po' di provocazione... Non saprei di sicuro dare un giudizio comparativo tra le prestazioni di Zoni e Nobili. Quindi forse sarebbe saggio chiudere qui il mio scritto, odio chi parla senza competenze.

Ma tirato per la giacchetta...

L'Ironman forse è un mondo a parte anche rispetto al triathlon "normale", ovvero il triathlon olimpico, che si disputa sui 1500m a nuoto40 km in bicicletta ed infine 10km di corsa, distanze che, capirete, sono piuttosto "umane". Io mi sono sempre detto che già fare una di queste tre specialità decentemente era faccenda complessa, figurarsi farne tre... Paradossalmente però tutti i triatleti con i quali mi sono confrontato hanno confermato una mia sensazione, ovvero che allenare tre specialità invece che focalizzarsi per cercare la prestazione assoluta in intensità massima su una sola, è meno stressante, sia per il corpo che per la mente. E questo ci sta. Se hai un infortunio per il quale non puoi correre (la corsa è l'attività più a rischio per la carozzeria, specie nell'invecchiamento) ti puoi buttare in piscina o sui rulli in palestra e non hai la paranoia del distacco dall'attività aerobica che butta nello sconforto tanti dipendenti dalla fatica... è appunto nella seconda parte della carriera agonistica che un tempo molti approdavano al triathlon, dopo aver giocato le cartucce migliori in giovinezza in una delle tre specialità. Oggi ci sono allevamenti di triatleti cuccioli, svezzati nelle tre discipline preparate in associazione, del resto anche i nani hanno iniziato da piccoli. A livello mondiale i migliori nell'Olimpico corrono i dieci chilometri finali sul piede dei 28'... incredibile. Arrivano tutti in gruppo fino al cambio della bici e via, tutto si decide nella corsa che ridefinisce le gerarchie.

Ci sto girando attorno... e il discorso Uomini di Ferro molinellesi? Io già nel 2008 (perdonate l'antipatica autocitazione) avevo individuato in un libro il pericolo che pare si stia concretizzando (non mi riferisco a Zoni e a Nobili che vengono da lontano e la gavetta se la sono fatta tutta) in questa mania. Avevo capito che visto che la maratona ormai l'"hanno fatta tutta" (per lo più a ritmi che si avvicinano più alla camminata veloce che alla corsa vera e propria) la frontiera futura sarebbe stata l'Ironman, come status simbol di forza ed efficienza psicofisica ultraterrena. Soprattutto quelli arrivati allo sport in età avanzata useranno questo palcoscenico. Basterà dire in ufficio che hai fatto l'Ironman e tutti ti offriranno il caffé alla macchinetta chiedendo un selfie col "campione" e toccando il feticcio in metallo che penzola al collo. Probabilmente nessuno ti chiederà il tempo, e comunque nessuno avrebbe parametri di riferimento per capire quei numeri, visto che i tuoi colleghi al massimo si spezzano le ginocchia il mercoledì a calcetto, o comunque alla moglie questo hanno raccontato. Nessuno di chiederà il tuo tempo su un duecento metri stile libero secco in piscina. O su un cinquemila altrettanto secco in pista. Basterà essere finisher di un Ironman per attestare qualità fisiche fuori dalla norma.

Qualche giorno fa una sorta di guru american style, un tipo di quelli che dissemina termini anglofoni nei sermoni che predicano positività e successo ad ogni costo nella vita da un palco, aveva raccontato la sua esperienza vincente di Ironman in quel di Cervia. Ci siamo presi la briga di cercarlo nella classifica, nella quale non compare, o meglio compare come nome, ma una scritta inquietante (in inglese...) lo dà come disperso. Che è successo? Rapito dagli alieni? No. È arrivato oltre il tempo massimo, oltre quindi le sedici ore, circostanza che naturalmente ha omesso nel racconto... non possiamo dire che gli organizzatori siano cattivi, ti danno quasi due turni lavorativi per finire la gara... Insomma questo personaggio per regalare ai propri adepti una immagine di fenomeno a tutto tondo ha pensato bene di utilizzare questa sfacchinata di Cervia. Immaginatevi i Grande, Campione, Mito e i cuoricini rossi comparsi a commento della sua narrazione dell'impresa su Facebook. Badi, si parla di sette ore di maratona finale, camminata, ma lenta. Non è escluso abbia smarrito le chiavi dell'auto e abbia percorso a ritroso almeno una decina di chilometri. Voglio dire, non ha fatto nulla di disdicevole in fondo, possiamo ben perdonarlo per questa debolezza, ma a una analisi più profonda possiamo arguire non sia un caso che abbia scelto l'Ironman di Cervia, ultima frontiera degli indomiti e invincibili dei nostri giorni, qualche anno fa sarebbe bastata la solita Maratona di New York.

Alcuni testimoni parlano di atleti che hanno affrontato la frazione di nuoto a rana, o a morto, le pance da tortelloni galleggiano, sperando che la pur docile marea dell'Adriatico li riporti a riva per la frazione in bicicletta. Alcuni ad oggi non sono rientrati in famiglia, venduti a tranci da astuti pescatori croati, come direbbe Paolo Villaggio, e le biciclette costose quanto una utilitaria vendute in Cina.

Io credo che l'ironia e la visione di sé in terza persona aiuti sempre, nello sport come in tutto il resto, il non prendersi troppo sul serio. Conosco Zoni e pur nell'impegno e nel serio allenamento (non si inventa una gara così, non al loro livello) è su questa ottica, e credo anche Nobili che pur non conosco. E per Zoni fare un primato personale in età così avanzata è una soddisfazione pazzesca, quasi un'illusione di giovinezza regalata, bello abbia dedicato questa esperienza a Renato Zambardi, persona fantastica e indimenticabile che lo avviò al triathlon.

(Saverio Fattori)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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