Festa di Ognissanti: un Santo per ogni Sport

 

  

 

 

Da: https://www.gazzetta.it >https://www.facebook.com/sportivamente.molinella/

 

Un Santo per ogni sport. San Giorgio è il protettore di chi va a cavallo e brandisce una spada. Petrucci, presidente Fip, ha scelto la Madonna del Santuario del Ponte, vicino a Porretta, per il basket, i ciclisti hanno la Madonna del Ghisallo, gli alpinisti San Bernardo. E, quando l’impresa è impossibile, c’è chi si affida a San Espedito, patrono delle cause perse… Al santo patrono si affidano le nazioni, le città, le categorie professionali, per la loro protezione. Potevano mancare gli sportivi?

Secondo alcuni, Patrono dello Sport, tutto insieme, è SAN CRISTOFORO: guerriero di grande statura, fisico possente, non aveva pura di niente e nessuno. Perfetto per chi deve affrontare una competizione. A lui si affidano gli automobilisti e anche i nuotatori (vedremo poi il perché). Ma il 25 luglio, festa di San Cristoforo, non può essere la festa di "tutti" gli sport.

Non può esserlo neppure il 31 gennaio, festa di SAN GIOVANNI BOSCO, che grazie agli oratori salesiani da lui fondati ha contribuito non solo ad aiutare con lo sport tanti ragazzi, ma anche a crescere campioni celebrati ancor oggi.

Attenzione, però a SAN GIOVANNI PAOLO II, ovvero Papa Wojtyla, certamente il più moderno di tutti i santi: portiere di calcio, nuotatore, canoista, sciatore, diventato nel frattempo santo, insidia il ruolo di San Cristoforo e San Giovanni Bosco. La sua candidatura a Patrono di Tutti gli Sport è già stata posta. La Chiesa ne fa memoria il 22 ottobre, il giorno in cui fu eletto Papa nel 1978.

Ecco un elenco, certamente non esaustivo, dei Santi protettori di varie categorie di sportivi.

ALPINISTI – I primi a scegliersi un santo su misura sono stati gli alpinisti: San Bernardo è il loro patrono dal 1923. Chi meglio di lui? Divenuto arcidiacono e, poi, Agostiniano, gli venne affidato l'incarico di ripristinare il valico detto "Mons Jovis", a lui furono dedicati due passi alpini e una razza canina. Fondò un monastero in cima a quello che oggi è il Gran San Bernardo. Piccola nota a margine: San Bernardo si festeggia il 15 giugno, per gli sport sulla neve un po'... fuori stagione. ATLETI – “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”: per queste parole, San Paolo, “l’apostolo delle genti”, una vita sempre di corsa da un paese a un altro del mondo allora conosciuto, è considerato da molti il protettore “di coloro che corrono nello stadio” e quindi di tutti gli atleti in genere. Si festeggia, insieme a San Pietro, il 29 giugno.

NUOTATORI – Sant’Adiutore (festa liturgica il 28 gennaio), soldato africano del V secolo convertito al cristianesimo, che lasciato in balia delle onde su un naviglio senza timone col mare in burrasca, sbarcò ugualmente sulle coste campane dove divenne vescovo di Cava dei Tirreni; San Ciriaco (4 maggio), vescovo di Gerusalemme e martire: quando videro il sarcofago di pietra che galleggiava sulle onde, gli abitanti di Ancona lo portarono a riva e ne fecero il protettore della città. Ebbene, per le loro imprese “in acque perigliose”, questi due santi contendono il patronato dei nuotatori al già citato San Cristoforo, che, secondo la leggenda, salvò un bambino da morte sicura nel fiume in piena e quando fu sull’altra sponda scoprì che quello che aveva portato in braccio era Gesù Bambino.

ARCIERI — Gli arcieri italiani hanno come patrono San Sebastiano, che morì martire, infilzato dalle frecce. Ogni 20 gennaio gli atleti della Fitarco lo ricordano con una Messa.

CICLISTI — La Madonna del Ghisallo, alla quale è dedicata una piccola chiesa sull'omonimo colle, nel 1949 è stata incoronata “celeste patrona dei ciclisti italiani” con tanto di bolla papale di Pio XII. Al santuario, dove sono conservati innumerevoli cimeli, è di rigore un passaggio durante il Giro di Lombardia.

PATTINATORI — Santa Liduina, mistica olandese che si festeggia il 14 aprile, rimase paralizzata dopo una caduta sul ghiaccio. Inevitabile affidarsi a lei per chi, sul ghiaccio e coi pattini, deve dare il massimo.

AVIATORI — La Beata Vergine di Loreto, secondo la leggenda, è stata trasportata nella città della provincia di Ancona dagli angeli in volo. E così papa Benedetto XV decise di fare della Beata Vergine di Loreto “la Patrona principale presso Dio di tutti gli aeronautici”. La sua festa? Il 10 dicembre.

CAVALIERI E SCHERMIDORI— Ogni anno, il 17 gennaio, negli ippodromi italiani si festeggia Sant'Antonio abate, patrono degli animali. Da secoli e ancora oggi, nei box di tutta Italia c'è un santino con la sua immagine. Una tradizione antichissima e saldissima ancora oggi. L'equitazione, però, pur gareggiando sempre a cavallo, cambia santo protettore: è San Giorgio, martire sotto Diocleziano, quello che uccise il drago. Cavaliere lui stesso, non poteva che essere lui il patrono dei cavalieri. La ricorrenza? 23 aprile. Attenzione, però: San Giorgio sta in sella, brandendo una spada. Così gli schermidori fanno festa insieme ai cavalieri.

PUGILI E RUGBISTI — San Bernardino da Siena era uno che non la mandava a dire. E per la sua combattività è diventato patrono dei pugili. A L'Aquila, città rugbistica per antonomasia, dove è morto, è venerato con grande devozione. Si dice degli aquilani: "Come rugbisti, forti e gentili". Come pure molti pugili, fuori dal ring. Si festeggia il 20 maggio.

CESTISTI - L'ultima arrivata è la Madonna del Santuario del Ponte, che il presidente della Fip, Gianni Petrucci, nel 2015 ha eletto a patrona del basket italiano. Il Santuario della Madonna del Ponte, nei pressi di Porretta, ospita infatti al suo interno dal 1956 il Sacrario del Cestista, simboleggiato dalla rappresentazione scultorea di un giocatore di pallacanestro su cui domina un grande pallone a spicchi.

E I CALCIATORI? - Qui si va da San Luigi Scrosoppi, prete friulano che, come San Giovanni Bosco, si adoperò per l’educazione dei ragazzi negli oratori, alla Vergine Maria a cui è dedicata la Basilica di Superga sopra Torino, meta di pellegrinaggio non solo da parte dei tifosi del Toro, che lì il 4 maggio 1949 persero un pezzo di cuore, ma da tutti gli amanti del calcio. Al momento, però, per il calcio non c'è stato ancora l'affidamento ufficiale. Ma se il Santuario del Ghisallo è sacro per i ciclisti, la Madonna del Verbano che si venera a Laveno Mombello, sul lago Maggiore, ambisce a diventare la patrona di chi gioca a pallone. Il dipinto del varesino Carlo Cocquio ha una storia bella come una partita emozionante.

 

STORIA DELLA MADONNA DEL VERBANO — La guerra è appena finita, don Natale Motta è preoccupato per il gran numero di orfani della guerra, orfani di partigiani ammazzati, orfani di fascisti fucilati. Requisisce ville abbandonate e vi ospita e assiste questi «passerotti spauriti», presto si rivedono i proprietari e gli orfani devono traslocare. Don Natale, sostenuto da amici, tra cui Franco Ossola, attaccante varesino del Grande Torino, trova una villa, che fu residenza di Garibaldi, in riva al lago a Laveno. Il 4 maggio 1949 Ossola muore a Superga con i compagni. Gli amici vogliono continuare la sua opera e sostengono don Motta, l’istituto prende il nome di Ossola, ma vogliono fare di più: dare anche ai calciatori una patrona. Il quadro viene commissionato al pittore Cocquio. La Madonna coi capelli chiari si eleva sopra il lago, ai suoi piedi ci sono le isole Borromee e un campo di calcio circondato dalle bandiere delle squadre della Serie A 1950-51. Il quadro viene benedetto dal cardinal Schuster e portato al papa Pio XII che lo consacra, definendo l’opera «bella e moderna», salvo notare come la bandiera della sua Roma fosse un po’ in fondo. Ma Cocquio aveva scelto la posizione delle squadre secondo classifica e i giallorossi quell’anno retrocessero. Comincia un’accesa diatriba su dove collocare il quadro: nella cappella dell’istituto Ossola o nella Chiesa Nuova? Il cardinal Schuster invita a desistere dal propagandare la Vergine come patrona dei calciatori. augurandosi che, depotenziandola di significati, cessino le polemiche. E il quadro finisce in sagrestia dov’è rimasto fino al 2016, quando, dopo il restauro, è tornato al suo posto, sull’altare maggiore della Chiesa Nuova di Laveno. Adesso il sogno è riportarla a Roma, 65 anni dopo, per farla benedire da Papa Francesco che, si sa, è un grande appassionato di calcio.

 

 

 

 

 

 

   

 

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