Max Bondi: padrone dell'Ilva, fondò lo Zuccherificio di Molinella, per poi sparire nel nulla

 

 

 

 

Si fa un gran parlare in questi giorni dell’ex Ilva, lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa, che vale da solo un punto e mezzo del nostro pil, oggi al centro della complicata vertenza tra lo Stato italiano e Arcelor Mittal, la nuova proprietà indiana.

Uno potrebbe subito chiedersi cosa c’entra tutto questo con Molinella? C’entra, in quanto il primo proprietario dell’Ilva è lo stesso che nel 1923 avviò l’impresa dello Zuccherificio di Molinella. Parliamo ovviamente di Max Bondi, “controversa figura di avventuriero della finanza italiana, grande speculatore di borsa, finanziatore del fascismo nascente”, che un bel giorno, a soli 44 anni, sparì dalla scena senza lasciare traccia. Come Ettore Majorana, giovanissimo scienziato del gruppo di Fermi. Come l’economista Federico Caffè, un altro di cui non si è mai più saputo niente.

Che fine ha fatto Max Bondi? Potrebbe essere uno spunto interessante per una tesi di laurea.

Ha ragione chi dice che su di lui ci sarebbe da scrivere un libro.

Questa è la sua storia, bella come un romanzo.

 

Se lo zuccherificio di Molinella ha un padre – scrisse una volta Gino Ferraresi sulla Campana - questi è stato sicuramente Max Bondi”. (…) Non possiamo considerarlo proprio uno dei nostri, ma il titolo di cittadino onorario del nostro Comune, almeno quello, gli spetta di diritto, per il ruolo che egli ha avuto nell'impresa dello Zuccherificio, “la fabbrica più antica e più importante di Molinella”.

Discendente di una ricca famiglia di ebrei tedeschi, Massimo (Max) Bondi era nato a Roma nel 1881. Il patrimonio famigliare era costituito principalmente da pacchetti azionari del settore metallurgico, alimentare, edile e meccanico.

Nei primi anni del secolo scorso i Bondi furono gli attori principali del tentativo di dare vita al primo polo siderurgico italiano. Essi acquisirono nel 1897 il controllo azionario delle Acciaierie Piombino, ingaggiando quindi un lungo duello con la concorrente Società Anonima Elba.

Dalla fusione dei due gruppi con altri del settore siderurgico, nacque nel 1905 l'ILVA, di cui tanto si parla in questi giorni. Una curiosità: Ilva è il nome latino dell'Isola d'Elba, ricca di ferro.

Mentre la congiuntura bellica offriva nuove opportunità di crescita per la siderurgia italiana, impegnata nella produzione di armi, a Max Bondi, laureatosi nel frattempo in Chimica Industriale, venne affidata nel 1917 la gestione del patrimonio famigliare. L'anno seguente egli assunse il pieno controllo dell'ILVA, lanciandosi quindi in una serie di spregiudicate speculazioni di borsa, trasferimenti mobiliari e concentrazioni di capitali, che fecero tremare i mercati internazionali.

Le attività dell'avventuriero Max Bondi”, furono oggetto anche di varie inchieste parlamentari e della magistratura. Ma Bondi, che aveva buone amicizie nelle redazioni dei più importanti quotidiani italiani, ne uscì indenne, venendo addirittura eletto alla Camera nel 1919, con la lista degli ex combattenti.

I Bondi, a cui la stampa italiana aveva riservato il titolo di “padroni delle ferriere”, avevano interessi forti anche nel campo dell'industria saccarifera. Tra le partecipate, l'Eridania di Genova e, soprattutto, la Società Romana Zuccheri, di cui Max Bondi divenne amministratore delegato nel 1919.

Per dare vita ai suoi progetti in campo agro-alimentare, Bondi scelse l'Emilia, “terra a vocazione eminentemente bieticola”. Nel febbraio del 1923 costituisce la Società Agricola Industriale Molinella SpA, coinvolgendo nell'impresa, con quote azionarie diverse, alcuni grandi proprietari terrieri della nostra zona, come Pedrelli, Mazzotti, Gulinelli, Buscaroli, Zucchini e altri.

Costruito a tempo di record, lo Zuccherificio di Molinella entra in funzione il 5 agosto 1924. Ma qualche mese dopo, nell'autunno del 1925, Max Bondi è costretto a fuggire dall'Italia, non essendo più in grado di far fronte ai suoi impegni con le banche. Un buco colossale, oltre 100 milioni di lire dell'epoca. L'impero Bondi diviene così proprietà delle creditrici Banca Commerciale e Credito Italiano. Saranno proprio questi istituti di credito a trattare il passaggio delle azioni alla Saccarifera Lombarda, che nel 1926 subentrerà alla Società Agricola Industriale Molinella SpA.

Intanto, inseguito da un mandato di cattura, Max Bondi è riparato a Parigi. Berlino e Londra sono le ultime tappe del suo viaggio. Egli vorrebbe raggiungere la Norvegia, paese che non concede l'estradizione per reati di carattere finanziario. Le sue tracce si perdono qui. Secondo il Dizionario Biografico Treccani, non è noto né il luogo, né la data della sua morte.

 

Andrea Martelli, Vite di molinellesi illustri (La Compagnia del Caffé. 2012)

 

 

 

 

 

 

   

 

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