Quel palo piantato in mezzo al campo di calcio. Lo sport a Marmorta, dal libro di Carlo Lodi

Quel palo piantato in mezzo al campo di calcio. Lo sport a Marmorta, dal libro di Carlo Lodi

 

In piedi da sin.: Martelli An., Borghi, Martelli Al., Martelli E.. Accosciati: Maccagnani, Pillani, Lodi, Martelli G. (maggio, 1973)


E’ uscito la settimana scorsa il libro di Carlo Lodi “Amarcórd Marmorta”, 23° titolo del catalogo della Compagnia del Caffè. Come invito alla lettura, vi anticipiamo qui il capitolo dedicato allo sport.

 

Lo sport nei primi anni ’50, era già molto diffuso. Le gesta di Bartali, Coppi, Magni ed altri campioni del ciclismo, avevano inorgoglito e coinvolto tutta la comunità nei momenti difficili del dopoguerra. Le mitiche trasmissioni della radio erano molto seguite, poi con l’avvento della televisione assunse una parte ancora più importante ed ogni famiglia ne era, chi più chi meno, interessata. Tra gli sport più seguiti a quel tempo c’era prima di tutto il ciclismo seguito dal calcio e altre discipline come il nuoto, la boxe e l’atletica leggera erano più di nicchia. La cosa era anche un  po’ comprensibile, qui a Marmorta non esistevano ancora impianti sportivi e l’unico strumento per praticare od emulare lo sport, era la bicicletta che in ogni famiglia, in buono o cattivo stato, era presente. Naturalmente l’interesse di tanti tifosi ed appassionati dava adito ad accese dispute verbali, rumorose e infinite, e il luogo dove si svolgevano era la baracchina dei gelati.

A Marmorta c’era da tempo una fiorente tradizione ciclistica con tanti corridori a livello nazionale, sotto la sapiente guida di Dino Dardi, ex corridore di successo e valente tecnico.

Tra i più noti con tanti successi in competizioni a livello regionale e nazionale, voglio ricordare Giorgio Bolzacchini, campione italiano UISP allievi, nella primavera del 1951, Sergio Sintoni, nipote del parroco don Cristoforo, fortissimo in velocità, Vasco Maccagnani e tanti altri ancora. Forte era la rivalità con il vicino paese Traghetto che annoverava altrettanti validi campioni. Pur essendo corridori con la specialità delle corse su strada, non disdegnavano l’attività anche su pista che naturalmente si svolgeva nell’impianto sportivo di Molinella. Tante corse in quegli anni si svolgevano qui a Marmorta ed il percorso era di circa 9 Km: strada della chiesa vecchia, il macello (ora ex), ponte Spadona, da ripetersi 10, 12 volte. La partenza ed il traguardo erano posti all’altezza della baracchina e tutto l’abitato interessato era transennato, per questione di ordine, con grosse funi legate agli alberi che allora erano presenti in tutto il centro.

Gli annunci e la radiocronaca della corsa avvenivano sopra un carro adeguatamente attrezzato, posizionato all’altezza del traguardo e dove trovava posto la giuria ed il radiocronista Renato detto “AL BAGATÉN”, che non aveva nulla da invidiare ai professionisti della radio.

Ricordo l’emozione che riusciva a trasmettere al sempre foltissimo pubblico, all’annuncio quasi con tono di voce quasi gridato e più volte ripetuto: “Corridori in arrivo!... Lasciare libera la strada!… Corridori in arrivo!” Ma la cosa più piacevole ed interessante di quelle tante domeniche era il clima festoso che si veniva a creare. Già nella mattinata con l’arrivo dei corridori, tecnici, accompagnatori e tifosi dalle vicine regioni, ogni angolo del paese si riempiva di persone che preparavano gli atleti di tutto punto e questo era un momento a cui tutto il paese partecipava con curiosità.

 

 

 

Qui a Marmorta nei primi anni ’50 fu costruito un campo sportivo ubicato venendo da Molinella a sinistra nel terreno prima dei “casettini balilla”.

Non essendo di dimensioni regolari si potevano giocare solo partite amichevoli (non troppo) con i paesi vicini e le strapaesane tra la “Borra”, allora come ogni periferia di paese, molto popolata, ed il centro oppure l’infinita classica: giovani contro ammogliati. Il perimetro del campo era quasi interamente recintato con reti alte otto/dieci metri per impedire l’uscita di quell’unico pallone disponibile.

A quel tempo ricordo anche che in campionati di categorie minori, lo smarrimento momentaneo del pallone comportava una sosta forzata della partita in corso; come si può vedere era ancora un calcio molto artigianale e privo di mezzi economici.

La cosa però più originale ed unica era che in mezzo al campo c’era un palo della linea elettrica che nessuno era riuscito a far rimuovere. La barzelletta era che, il vanto, la cosa più importante per un giocatore non era quella di fare goal ma di centrare il palo.

Il campo sportivo durò solo qualche anno, poi ridiventò terreno agricolo. Oggi mentre transito vedo ancora quell’inamovibile palo piantato in mezzo al campo tra le colture nello stesso punto per più di 70 anni, ma da tempo mi sono convinto, cosa che ci era sfuggita allora, che quello non è un palo ma una divinità…

Nel Maggio del 1973 da un’iniziativa di Franco Parenti si organizzò un riuscitissimo torneo di calcio a sei squadre composte da tutti i marmortani nei nuovi impianti sportivi finalmente ultimati dal Comune. Fu un grande successo di partecipazione e di pubblico fra l’entusiasmo di tutti, una pietra miliare per le attività future.

Tra gli sport cosiddetti “minori”, la boxe era quella che aveva il maggior numero di appassionati, complici le seguitissime prime dirette televisive dei nostri grandi campioni: Duilio Loi, Nino Benvenuti, Bruno Arcari e tanti altri tra cui soprattutto il campione d’Europa dei pesi massimi il bolognese Francesco “Checco” Cavicchi, agricoltore di professione e pugile per diletto. Alcuni bar a Marmorta acquistarono guantoni da boxe per il divertimento della propria clientela. La premessa di ogni amichevole disputa tra i due contendenti era questa: niente pugni in viso ma solo nella parte inferiore del corpo. Ma dopo qualche minuto di eleganti ed innocue schermaglie, ecco che arrivava il primo colpo alla mascella, forse incautamente, che veniva subito restituito dall’altro. Da quel momento, tra il serio ed il divertente, l’incontro degenerava e si assisteva ad una baruffa senza esclusione di colpi che niente aveva a che fare con la “nobile arte” e che poi i presenti a fatica riuscivano a sedare. Passata l’arrabbiatura ci si trovava al bar davanti a due bicchieri di whisky offerto ai contendenti dal pubblico presente.

 

(Carlo Lodi; Amarcórd Marmorta; La Compagnia del Caffè, 2019)

 

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