La Bimba e il Mago Zurlì. Ricordo molinellese dello Zecchino d’Oro 1966

 




La tivù in bianco e nero. Il Mago Zurlì, Topo Gigio e Richetto. La signorina Mariele e il Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. I dolorosi confronti della mamma, tra quei bambini canterini “che sono così bravi ... e te, invece, che non sai far niente”.

Questi erano i pomeriggi dello Zecchino d’Oro, il concorso canoro, meglio dire “la festa della canzone per bambini”, alla quale, nel 1966, partecipò anche Annalisa Osto, che allora aveva cinque anni e abitava in via Marconi. Conosciuta come “la nipotina della Valmen”, Annalisa debuttò il 18 marzo, entrando in scena a bordo di una meravigliosa barchetta dalla vela variopinta. La sua canzone si intitolava La bella-la-figlia del re ed era la storia del “malvagio Re Magazù che tiene prigioniera sulla cima del Monte Barattolo la sua buona e brava figliola, guardata a vista da cento giannizzeri. Finchè un bel giorno arriva un principe a cavallo di una nuvola, il quale taglia i baffi ai cento giannizzeri e libera finalmente la figlia del re”.

Il paese partecipò all’avvenimento come fosse il Festival di Sanremo, soffiando forte contro lo schermo della tivù (come aveva chiesto il Mago Zurlì) per far gonfiare la vela variopinta della barchetta, affinchè “La bella-la-figlia del re” potesse arrivare prima al traguardo. Dove invece fu preceduta, almeno quanto a notorietà, da I fratelli del Far West, vincitrice assoluta di quell’edizione, da L’ochetta Gelsomina, da Quando è l’ora di fare la nanna, da Orazio il cane dello spazio e dal Pinguino Belisario, tutti titoli di canzoni rimaste famose.

Quando la tivù si spense, Annalisa Osto rientrò dietro le quinte. Le luci del teatro, gli applausi del pubblico, le belle parole d’incoraggiamento di un tifoso particolare come Papa Paolo VI, che il giorno 22 l’accolse in Vaticano insieme agli altri piccoli protagonisti dell’ottava edizione, sono tutti ricordi d’oro zecchino, che brillano anche nella nebbia di Milano, dove Annalisa Osto andò poco dopo ad abitare con la famiglia.

Per noi, è come fosse magicamente sparita nel buio catodico della televisione. Ma chissà che il Mago Zurlì non voglia un giorno farla riapparire, per la gioia dei suoi piccoli fans di allora ...

 

Tanti saluti dal secolo scorso. Diario molinellese del 900”. Andrea Martelli (La Compagnia del Caffe, 2000)

 

 

 

 

   

 


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