Zoni, ironman dei bancari

 

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C’è una disciplina sportiva che spreme ogni singolo muscolo, fatta di una infinità di ipnotici movimenti e di lunghe ore di sfida col proprio corpo e con la propria mente. Per poter affrontarne lo sforzo occorre essere molto allenati ma ancor prima determinati a ricercare il significato più puro della parola “atleta”, ad avvicinarsi alla soglia della capacità fisica, impavidi, talvolta cautamente incoscienti. Sì perché chi si avvicina a questo sport deve possedere qualità fisiche innate unitamente ad una passione per il movimento capaci di trascendere in un distillato di forza e resistenza.

Bene, c’è un ragazzo di San Martino che anni fa ha iniziato a correre quasi per scherzo ma presto ha sentito crescere un fuoco dentro e ha cominciato a parlarne con se stesso. Ha studiato i particolari tecnici che lo potevano mettere in condizioni di gareggiare (per questo forse ha sacrificato anche una stupenda capigliatura rasta che tanto gli ho invidiato!). Ha affinato quelle astuzie psicologiche che permettono di ingannare il cervello quando avverte sensazioni di sovraccarico psico-fisico. Si è allenato e si allena tutt’ora il mio amico Miccio (Maurizio Zoni). Ha macinato kilometri su kilometri di corsa, stringendo i denti nei passaggi sul ponte di San Martino o su quello di Traghetto, uniche salite qui nella bassa che ha dovuto ripetere all’infinito per potenziare la muscolatura. Ha inforcato la bici e divorato ogni centimetro di asfalto delle colline sotto la via Emilia, senza mai badare troppo alla stagione perché ogni momento al di fuori dell’orario di lavoro dev’essere capitalizzato. L’ho visto pedalare sotto il sole delle canicole di luglio ma anche bardato come un guerriero nel gennaio più gelido. Ha trascorso ore ed ore in piscina, perfezionando lo stile, allungandosi nell’acqua fino allo sfinimento anche quando iniziava a percepire i prodromi di un crampo o senza far caso ad un doloroso strascico di affaticamento muscolare.

Anche quest’anno, a fine settembre, il Miccio ha chiuso per il quarto anno consecutivo il triathlon lungo dell’isola d’Elba, si è tuffato in mare e ha picchiato le onde per trechilometriottocento metri, si è steso sulla bici e ne è sceso dopo centottanta km di saliscendi elbani, ha messo le scarpette da running e ha schiacciato quarantadue km e duecento metri di asfalto, tutto senza mai una sosta, tutto in un tempo di 12 ore e 5 minuti.

Alcuni si chiedono come si possa pretendere così tanto dal proprio corpo, per noi amanti dello sport il sudore del Miccio è afrodisiaco agonistico, sostanza che inebria lo spirito dei comuni mortali. Noi tuteliamo queste specie da proteggere perché dispensatrici di gioia quando le vediamo volare così alto.

Se lo incrociate in allenamento, fategli strada, lasciate il passo a chi lottando per un sogno ha conquistato il diritto di essere chiamato IRONMAN FINISHER.

 

Simone Bertocchi

 

   

 


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