I terzini della pandemia: l'emergenza covid raccontata con le parole dello sport

I terzini della pandemia: l'emergenza covid raccontata con le parole dello sport

 

 


Ecco come,
in questi mesi, giornali e tv hanno raccontato l’emergenza-covid, utilizzando espressioni tipiche del linguaggio sportivo.

 

La partita più difficile, giocata contro un nemico invisibile, subdolo e inafferrabile come le ali destre di una volta, non è finita, ma sembra volgere a nostro favore.

Nei momenti più duri, verso la metà marzo, ci siamo detti tante volte che bisognava fare squadra, che il miglior attacco è la difesa (dal virus), ribaltando il pensiero zemaniano più che altro per farci coraggio di fronte all’avanzare di un avversario tanto più forte di noi.

Dovevamo solo aspettare che la discesa in campo di un team di esperti cominciasse a dare i primi risultati.

Le genialate del premier brittanico riguardo “l’auspicabile immunità di gregge”, come quelle del presidente Trump che proponeva di iniettare disinfettante direttamente nelle vene dei malati, ovvero di cuocere il virus con i raggi UVA, sono da cartellino rosso per la comunità scientifica internazionale.

Quando a fine aprile è stato raggiunto il picco dei contagi, abbiamo festeggiato perché stavamo scollinando, come ciclisti stanchi che tirano un po' il fiato dopo la salita.

Tenere alta / non abbassare la guardia è la raccomandazione che ci ha accompagnato per tutta la Fase 2, perché non facessimo anche noi come quei pugili che, sottovalutando l’avversario, vengono sorpresi da un colpo d’incontro sferrato all’improvviso che li manda ko

Le parole della Lagarde, colei che tiene le chiavi della cassaforte della BCE, sono state un’entrata a gamba tesa sulle legittime richieste dell’Italia.

Nel dibattito sul fondo salva-stati ed eurobond, c’è chi dice che abbiamo segnato un gol all’Europa e chi ritiene invece che ne abbiamo presi due.

Ma ora si parla solo di ripartenze alla maniera di Arrigo Sacchi, ed è corsa contro il tempo per trovare il vaccino.

Dicono che dobbiamo aspettarci un ritorno del virus in autunno: dovremo farci trovare pronti per il secondo tempo della pandemia.

A proposito di pandemia: su La Stampa di Torino è capitato anche di leggere il titolo “I terzini della pandemia”, riferito a due illustri ma fin qui sconosciuti professori dell’Istituto Superiore di Sanità, Brusaferro e Locatelli, diventate le star dell’imperdibile appuntamento pomeridiano con il Bollettino della Protezione Civile. Il titolo fa il verso ad un bel libro (I terzini della borghesia) di Stefano Pivato, che l’anno scorso è stato nostro ospite a Sportivamente.

(a.m.)

 

 

   

 


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