Enzo Biagi a Marmorta. Un ricordo del grande giornalista che oggi avrebbe compiuto 100 anni

Enzo Biagi a Marmorta. Un ricordo del grande giornalista che oggi avrebbe compiuto 100 anni

 


Sapeva scrivere bene, Giancarlo Martelli, l’eclettico geometra del Comune, poi responsabile dell’Ufficio Anagrafe, critico cinematografico, autore e regista di teatro, poeta dialettale e giornalista per diletto.

Scriveva per il Giornale dell’Emilia (copia sbiadita del Carlino, all’epoca ancora in “quarantena” per le comprovate simpatie nei confronti del vecchio regime) e avrebbe potuto diventare anche un giornalista famoso, se una sera di pioggia, verso la fine dell’estate del 1953, non fosse piombato in casa sua a Marmorta un giovane caporedattore che si chiamava Enzo Biagi. E, soprattutto, se lui, Giancarlo Martelli, non gli avesse detto di no.

Biondo, un po’ timido, l’impermeabile lucido stretto in vita, il basco in testa, gli occhiali spesso appannati. Giancarlo era il suo “corrispondente” da Molinella. Quando succedeva qualcosa di grosso (ricordo in particolare i fatti della Margotti e il delitto della Bianchina), mio marito telefonava al Carlino e lui si precipitava qui in motorino. Aveva un ‘Galletto’ di colore rosso, mi pare …”.

Lella Mainardi, la moglie di Giancarlo Martelli, ricorda così Enzo Biagi all’inizio della carriera. Quella sera, Biagi venne fino a Marmorta per invitare Martelli a riscrivere nel modo giusto il pezzo sul delitto della Bianchina, che avrebbe dovuto uscire immancabilmente sul giornale del giorno dopo.

Continuano attivissime le indagini dei Carabinieri di Molinella – scriveva Martelli - per giungere all’identificazione dell’ignoto criminale che la sera del 19 luglio scorso, intorno alle 22.30, ha barbaramente ucciso con un grosso bastone o con un’asta di ferro il ventisettenne Iro Cantelli, mentre rientrava a casa in bicicletta dalla sagra di Santa Maria Codifiume...”. Per la cronaca, il podere Bianchina, dove lo sfortunato Cantelli fu colpito a morte, si trova (o si trovava) a pochi passi da via Fiume Vecchio.

Non c’è niente di nuovo”,si giustificò Martelli.

Quello che non sa, lo inventi”, gli disse Biagi, che sapeva già come si fanno i giornali.

Ma Giancarlo Martelli abitava in paese ed era conosciuto da tutti: non gli andava di perdere la faccia per gli interessi di cassetta del giornale che, in mancanza di notizie sicure, aveva bisogno di inventare il mostro da sbattere in prima pagina. Disse “no, grazie” e rinunciò per sempre a fare il giornalista.

Naturalmente, Enzo Biagi, che contende a Montanelli la palma del più grande giornalista italiano del 900, nella sua lunga e straordinaria carriera non fu quello che appare in questo racconto. Se così fosse, non sarebbe passato alla storia come un maestro del giornalismo all’inglese: la verità prima di tutto, i fatti separati dalle opinioni, il lettore come unico padrone. Il giovane Biagi, qui rappresentato in controtendenza e fuori da ogni retorica, era semplicemente un redattore che sentiva la responsabilità del proprio ruolo, fedele al motto che “il giornale deve uscire ad ogni costo”.E sempre con delle novità, perché è questo che vuole il pubblico dei lettori.

 

 

 

 

   

 


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