Gli aeroplanini di Efrem Nobili, campione italiano di modelli volanti

 

 

Ottobre è evidentemente il mese degli sport dell’aria. Domenica scorsa abbiamo ricordato il 40° anniversario del temerario volo di Lino Bonora su un ultraleggero fatto in casa. Oggi, (anzi, domani) sono 90 anni dalla vittoria di Efrem Nobili con i suoi aeroplanini nel Campionato Italiano Modelli Volanti. Ecco il racconto di quell’impresa.

 

In un’epoca in cui tutto tendeva all’esaltazione del “genio italico”, Efrem Nobili, con le sue invenzioni geniali, si dimostrò subito pari alle attese dei tempi. Cominciò con gli aeromodelli, prima ad elastico e poi ad aria compressa. Non erano belli da vedere, i suoi modellini, ma ciò che perdevano in estetica lo guadagnavano abbondantemente in resa e funzionalità. Nel 1925, durante una gara all’aeroporto di Bologna, mentre gli altri concorrenti lanciavano a trecento- quattrocento metri, il modellino di Nobili andò a perdersi nelle campagne di Castenaso. Lo ritrovò un contadino, che lo riconsegnò solo “dietro lauta mancia”.

L’anno dopo, a Roma, un suo modellino ad aria compressa, uno dei primi realizzati in Italia, volò “per Km 1,125, suscitando la meraviglia dei giudici e degli appassionati”. Aveva appena vent’anni, quando vinse il titolo italiano di aereomodellismo al Concorso Nazionale Modelli Volanti, che si concluse a Roma il 12 ottobre 1930. La mattina dopo, in due colonne fitte di piombo, il Corriere della Sera dava notizia che Nobili si era appassionato “agli sports dell’aria fin da bambino: in questo senso - scriveva il giornale - i suoi modellini ad elastico o ad aria compressa non sono altro che un’elaborazione del volo di quegli aquiloni che sappiamo essere stati il suo vero banco di prova”.

Molti molinellesi ricordavano ancora quel che avvenne un pomeriggio di primavera, quando tutto il paese si mobilitò in aiuto di Nobili e i bambini correvano a prendere rotoli e rotoli di spago, per dare sempre più filo all’aquilone, che si alzava altissimo sopra i Collegi.

Il Corriere proseguiva con ampi ragguagli tecnici sul modellino “Italia”, che Nobili era riuscito a far volare per 278 metri lineari, “ma che ai fini della classifica devono però intendersi come metri 1251, in quantochè, a termini di regolamento, per gli ‘aria compressa’ la distanza reale deve essere moltiplicata per un coefficiente pari a 4,5”.

L’Istituto Luce dedicò un filmato alla “splendida affermazione romana del giovane molinellese ”. Nobili ebbe in premio la Coppa del Littorio, che gli fu consegnata da Bruno Mussolini, figlio del Duce, e una fiammante Moto Guzzi 250, in sella alla quale fece ritorno a casa.

 

Andrea Martelli; Tanti saluti dal secolo scorso. (La compagnia del Caffè, 2000)

 

   

 


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