Gifford, centromediano del Molinella, primo yankee in Serie A

 

 


Le recenti prestazioni dello juventino Weston McKennie (il texano è stato il migliore in campo domenica scorsa contro il Bologna), hanno acceso i riflettori sui calciatori statunitensi che hanno giocato in Italia.

I primi ad arrivare furono gli “oriundi”, cioè gli americani di origine italiana. Un elenco neanche troppo lungo, che va da John Ferrero, juventino degli anni ‘20, a Giorgio Chinaglia, campione d’Italia con la la Lazio nel 1974, fino al fragilissimo Giuseppe Pepito Rossi, ex Parma e Fiorentina.

Secondo il sito https://www.mlsmagazineitalia.it gli yankee, cioè gli americani doc, che hanno giocato nella nostra Serie A prima di McKennie sono soltanto 5: Alexi Lalas (Padova, 1994-96), “ricordato per come suonava la chitarra più che per le sue qualità pallonare; Roy Lassister (Genoa 1996-97), che gli ultras della Nord salutarono con questo striscione: “Torna a casa Lassi!”; Michael Bradley (Chievo 2011-12, Roma 2012-14) e Oguchi Onyewu (Milan, 2009-2011, che giocò però solo in Champions, mai in Serie A, passato alla storia nonostante tutto come “l’uomo che picchiò Ibraimovich in allenamento”.

Qui, però, si inserisce la storia di Gifford, il centromediano acquistato dal Molinella nell’autunno del 1939 per rinforzare la squadra che arrancava in fondo alla classifica di Serie B.

Dean (poi Dino) Gifford era nato a Livorno il 6 gennaio 1917, da madre italiana e padre statunitense (di Terrytown, New York), il quale volle che il figlio mantenesse la cittadinanza americana. Nel 1937 Gifford fu costretto dal Governo Fascista ad optare per la cittadinanza italiana, ma nell’iter della pratica, quando era ancora a tutti gli effetti un americano, fece in tempo ad esordire in Serie A col Livorno, risultando così il primo yankee ad aver giocato in Serie A.

L’anno successivo, diventato ormai cittadino italiano, Dino Gifford passò al Modena e quindi in prestito al Molinella, dove rimase fino al termine di quella stagione, giocando appena 10 partite ma lasciando di sé un ottimo ricordo tra gli sportivi molinellesi, che lo chiamavano “al granatìr” (il granatiere) per via della statura che arrivava al metro e 90.

Rientrato al Modena nel giugno del ‘40, nel 1942 venne poi trasferito alla Roma, ma in maglia giallorossa non giocò neppure una partita, perché richiamato intanto alle armi. Dopo la guerra lasciò il calcio e si trasferì a Firenze, dove diventò uno stimato dirigente d'azienda.

Questa storia ce l’ha raccontata il signor Guido Guicciardini di Firenze, in una lettera del 2013, con la quale annunciava agli sportivi di Molinella la scomparsa del suocero Dino Gifford, avvenuta il 14 novembre, all’età di 96 anni.

Dino Gifford, si legge nella lettera (che il Caffè ha pubblicato nel 2016 per un ritardo… nella consegna), tornava spesso col pensiero a Molinella. Considerava il breve periodo trascorso nel nostro paese come uno dei momenti più belli della sua vita e conservava il grato ricordo di una signora che l'aveva a pensione e gli preparava dei piatti davvero speciali.

La lettera del signor Guicciardini si concludeva poi con l'augurio di ogni successo al Molinella Calcio.

La domenica successiva alla morte di Gifford, il Modena giocò con il lutto al braccio “per onorare la memoria del Nonno dei Canarini”, ricordato come “il primo calciatore statunitense a calcare i campi della nostra Serie A con la maglia del Livorno”. 83 anni prima dello juventino McKennie, che sta facendo furore. (am)

 

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Nella foto in alto, una formazione del Molinella al Littoriale di Bologna (Serie B, dicembre 1939);

Gifford è in piedi, al centro della foto, con il pallone in mano.

 

   

 

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