Anniversari: 30 ottobre 1932, novant'anni fa l'inaugurazione del Velodromo

 

Lo stadio e il velodromo (cartolina, 1933); a destra, il vincitore della prima gara in pista

 

Con una riunione su pista di grande richiamo, vinta dal campione italiano Learco Guerra davanti a Battesini, il 30 ottobre 1932 venne inaugurato il Velodromo, realizzato all’interno del nuovo stadio comunale in via di ultimazione.

Il Velodromo fu soltanto il primo elemento ad essere completato: l'intero complesso sportivo, progettato dal geometra Francesco Fabbri, capo dei pompieri di Budrio, prevedeva infatti la costruzione dello stadio (con il velodromo e la pista di atletica) e la piscina, per un costo stimato di circa 800mila lire. La palestra con il campo da tennis sarà costruita tre anni dopo, su progetto dell'ingegner Toschi e ulteriori 250mila lire di spesa.

 

 

Dando conto degli “Ingenti lavori in corso”, Romagna Sportiva scriveva che “per la realizzazione dei terrapieni delle curve paraboliche si è provveduto a trasportare con carrelli su rotaia la terra proveniente dalla scavo dell'attigua piscina”.

L'inaugurazione del Velodromo coincise con la nascita della Sezione Ciclismo della Polisportiva. Nell'occasione, “il pubblico molinellese accorso in gran numero applaudì gli alfieri della neonata sezione ciclistica della Polisportiva, presieduta da Dario Calori”.

Nell'articolo qui sotto (dal Resto del Carlino del 1° novembre 1932), la cronaca della gara inaugurale:

 

 

 

Il 18 novembre, sulla pista appena inaugurata, si disputò il 1° Campionato Sociale-Coppa del Podestà: 25 atleti in gara, con Dino Dardi vincitore assoluto della classifica a punti, davanti a Ivo Scalambra, Giuseppe Cesari, Felice Frascari e Annibale Ronzani, realizzato all’interno del nuovo stadio comunale in via di ultimazione.

Fino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il Velodromo ospiterà almeno 3 o 4 riunioni di livello ogni anno. Sulla pista di Molinella sfreccerà nel 1935 anche il 3 volte Campione del Mondo, vincitore di 5  Giri d'Italia, Alfredo Binda.

A partire dal 1942 non si avranno però più notizie di corse su pista al Velodromo. Nell’autunno del 1944, a causa di una grave inondazione provocata dalla rottura dell’argine dell'Idice bombardato dagli alleati, le acque raggiunsero anche lo stadio comunale, dove i tedeschi avevano concentrato un gran numero di bovini, sequestrati nelle stalle del molinellese. Per sfuggire all’annegamento, le bestie  tentavano disperatamente di raggiungere la parte più alta del velodromo, sgretolando con gli zoccoli la pista e provocando in questo modo più danni di quanti ne avesse fatti l'acqua.

Inagibile per diverso tempo, al pari degli altri impianti sportivi anche il Velodromo fu restaurato da una squadra di volontari appositamente istituita nel 1947 dal sindaco Efrem Nobili e finalmente restituito allo sport nell'aprile del 1951, “quando ebbe luogo una seconda inaugurazione alla presenza del grande Gino Bartali”.

 

Gino Bartali all'inaugurazione del Velodromo dopo il restauro (Molinella, aprile 1951)

 

La seconda vita del Velodromo è stata certamente caratterizzata “da minori acuti propagandistici rispetto al passato, da sempre più rare partecipazioni di grandi campioni – scriveva nel 1969 il maestro Mazzini per conto del quotidiano Stadio – ma da una più costante e assidua presenza di ragazzi, vogliosi di intraprendere questo bellissimo sport “. Sulla pista del Velodromo si sono formate intere generazioni di ciclisti, come a formare una lunga fila che arriva fino ai giorni nostri.

Quanto alle caratteristiche del Velodromo di Molinella, queste sono descritte benissimo in un libro del Touring Club Italiano pubblicato nel 2005 e riassunte in queste poche dal Caffè nel numero di marzo di quello stesso anno:

“Se vi chiedessero qual’ è l’impianto sportivo per cui Molinella è famosa in Italia, cosa rispondereste? Qualcuno – ne siamo certi  - direbbe l’avio superficie, altri il campo da tiro o magari il trampolino della piscina … Invece, no: l’impianto più famoso di Molinella è il velodromo, la pista da correre in bicicletta, inaugurata nel 1932. Lo dice il libro “L’Italia dello Sport”, che il Touring Club ha inviato quest’anno ai suoi abbonati più giovani, per aiutarli ad orientarsi tra 371 discipline sportive e 588 indirizzi utili. Ebbene, nelle 282 pagine di cui si compone il volume, Molinella è nominata una volta soltanto, alla voce “Velodromi in Italia” (pag. 250). Veniamo così a sapere che il nostro velodromo comunale, con i suoi “mt. 433 di asfalto”, è il più lungo dei 7 censiti in Emilia Romagna (Forlì, Ferrara, Cento, Fiorenzuola d’Arda, Cavezzo, Montechiarugolo e appunto, Molinella). Omologato attualmente solo per gare giovanili, il velodromo di Molinella è comunque uno dei più antichi d’Italia, dove si contano a tutt’oggi 48 impianti ancora attivi. Tra le piste in asfalto, lo storico impianto di via Paolo Fabbri è preceduto in lunghezza solo dal più moderno velodromo di Mori, in provincia di Trento, che con i suoi 500 metri è, in assoluto, il terzo più lungo d’Italia, dopo il Comunale di Pesaro (mt.507) e l’Arenaccia di Napoli (mt. 595), entrambi costruiti però in cemento”. (Redazione Il Caffè/Duecaffè)

 

 

 

   

 

 

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