Si rinnova ogni anno la favola del Giro d'Italia. Molinella, ricordi in rosa

 

Partenza insolita ma non troppo, per il 97° Giro d’Italia, che venerdì ha preso il via da … Belfast, Irlanda del Nord. La corsa in 21 tappe, per complessivi 3.449 km, si concluderà a Trieste il 1° giugno. Il passaggio più vicino a Molinella è la Lugo-Sestola del 18 maggio. La 18^ tappa, che il 29 maggio porterà i corridori da Belluno al Rifugio Panarotta in Valsugana, è dedicata al grande giornalista e scrittore Dino Buzzati, che era proprio di quelle parti.

 

 


                                 

      La Gazzetta dello Sport (manifesto, 2009)

 

 

Non tramonterà mai la fiaba della bicicletta. Si conclude con questo titolo il Giro d’Italia del 1949 per Dino Buzzati, con una bellissima ode al ciclismo, un inno alla Grande Corsa in rosa, alle imprese dei campioni, al sacrificio e alle brevi glorie dei gregari, che il giornalista-scrittore ha raccontato tutti i giorni sul Corriere della sera. L’articolo che qui vi proponiamo è vera letteratura, il commiato di Buzzati dal Giro vinto da Fausto Coppi, davanti a un Bartali ormai in declino.



Non tramonterà mai la fiaba della bicicletta

12 giugno. (…) Eravamo della stessa ganga: loro, i ciclisti, e noi, frammenti di un piccolo affascinante mondo che finalmente si disgregava entro al grigiore dell’usuale vita. Ci guardammo con un mesto sorriso di comprensione, così come nel tumulto delle grandi stazioni ferroviarie si riconoscono di colpo fratelli, anche senza essersi mai visti prima, i soldati che tornano dalla guerra.

Per diciannove giorni, con stupore, li avevamo visti galoppare con la sola forza delle gambe in tutta la Penisola e poi ancora su e giù per i precipizi delle Alpi. Un centesimo di ciò che aveva fatto l'ultimo di loro ci avrebbe stroncato anche vent'anni fa quando eravamo giovani, ci avrebbe fatto andare all'ospedale per un mese almeno. Che cosa restava adesso di questo lavoro spaventoso? Non aveva prodotto niente? Niente. Fatica dunque, sacrificata a una mania priva di senso? Eppure, via via che questi uomini procedevano di città in città, lasciavano gli affari e le vanghe, balzavano dal letto, scendevano dai sommi casolari, facevano a piedi lunghissimi tragitti, aspettavano sotto la pioggia e sole per mattine intere, ed eccole là, le genti di tutta Italia, contadini, operai, lupi di mare, mamme, maestre con scolaresche intere, vecchi cadenti, paralitici, preti, mendicanti, ladri, schierati lungo quattromila chilometri, e non erano più gli stessi del giorno prima, un sentimento nuovo e potente li possedeva, ridevano, gridavano, per qualche istante dimenticavano le pene della vita, erano felici, positivamente, e ne possiamo fare qui regolare testimonianza.

Serve dunque una faccenda stramba e assurda come il Giro d'Italia in bicicletta?
Certo che serve. E' una delle ultime città della fantasia, un caposaldo del romanticismo, assediato dalle squallide forze del progresso, e che rifiuta di arrendersi.

E il prossimo anno sarà data di nuovo la partenza e l’anno dopo ancora, di primavera in primavera …finché (ma vivremo ancora noi?) le persone ragionevoli diranno che è assurdo continuare. A quei tempi le biciclette saranno diventate rare, ferrivecchi quasi comici, usati da pochi nostalgici maniaci, e voci si leveranno dando la baia al Giro.

No, non mollare, bicicletta! Se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sarà finito, ma si restringerà ancor più il superstite dominio della illusione, dove trovano respiro i cuori semplici. A costo di apparire ridicola, salpa ancora, in un fresco mattino di maggio, via per le antiche strade dell'Italia. Noi viaggeremo per lo più in treno-razzo, allora, la forza atomica ci risparmierà le minime fatiche, saremo potentissimi e civili. Tu non badarci, bicicletta. Vola, tu, con le tue piccole energie, per monti e valli, suda, fatica e soffri. Dalla sperduta baita scenderà ancora il taglialegna a gridarti evviva, i pescatori saliranno dalla spiaggia, i contabili abbandoneranno i libri mastri, il fabbro lascerà spegnere il fuoco per venire a farti festa, i poeti, i sognatori, le creature umili e buone si assieperanno ai bordi delle strade, dimenticando per merito tuo miserie e stenti.E le ragazze ti copriranno di fiori.

 

Dino Buzzati al Giro d’Italia del 1949 (Rizzoli)



 

In 105 anni di storia (la prima edizione del Giro, vinta da Ganna, è del 1909) e 97 edizioni, solo una volta la grande corsa a tappe della Gazzetta dello Sport è transitata da Molinella. Era il 4 giugno 1993. I corridori non passarono neppure per piazza, in quanto via Mazzini era inagibile per i lavori di rifacimento del manto stradale con i cubetti di porfido. Arrivato all’acquedotto, il gruppo si diresse verso la stazione. Omnibus (n.4/93), l’antenato del caffè, quel breve passaggio l’ha raccontato così:


Il passaggio del Giro da Molinella (Foto / A. Michielon, 1993)



Passa il Giro d’Italia

Il 4 giugno 1993, poco dopo mezzogiorno, tutta Molinella è in strada ad attendere il passaggio del 76° Giro d’Italia, che mai, prima d’ora, aveva attraversato il territorio del nostro Comune. In testa al gruppo della maglia rosa Leali (e del grande Indurain, che vincerà poi il Giro) pedala il colombiano Rodriguez, ma al traguardo di questa dodicesima tappa, che porta i corridori da Dozza Imolese ad Asiago, sarà primo il russo Konychev. Una curiosità a margine: nel profilo altimetrico della tappa, pubblicato dalla Gazzetta dello Sport, San Martino in Argine è indicato come “San Martino all’Adige”.

 

 

Il passaggio da Molinella (Foto / A. Mimmi, 1993)

 

In 97 edizioni, solo una volta il Giro è passato da Molinella. Ma sono state molte di più le volte in cui Molinella ha visto da vicino i grandi campioni della bicicletta, quelli che hanno legato per sempre il loro nome alla storia del Giro d’Italia. A cominciare dal 30 ottobre 1932, quando Learco Guerra, una vittoria al Giro, vinse la gara inaugurale al velodromo, tenendo a battesimo la neonata Sezione Ciclismo della Polisportiva. Tre anni dopo, nel 1935, si esibì in pista anche Alfredo Binda, che di Giri ne aveva vinti cinque tra il 1925 e il 1933 e che nel 1930 era stato addirittura pagato dall’organizzazione perché rimanesse a casa, se no gli altri quando mai avrebbero vinto… Gino Bartali, tre Giri vinti tra il 1936 e il 1946, presenziò nel 1951 alla riapertura del velodromo quando era ormai un corridore in disarmo. Di Fausto Coppi, l’unico (a parte il supertifoso Bigoni) che poteva dire di averlo visto da vicino sarebbe era Dino Dardi, lo storico diesse del ciclismo molinellese che col campionissimo (cinque volte primo in maglia rosa tra il 1940 e il 1953) aveva condiviso gli anni della prigionia in Africa e il ritorno a casa in bicicletta, attraverso un’Italia devastata dalla guerra. Di qui, rincorrendo la vittoria nel Giro dell’Emilia, tra la fine degli anni 60 e i primi anni 80, sono passati Eddy Merckx, il cannibale, 5 volte vittorioso al Giro d’Italia, e Francesco Moser, il ciclista italiano che ha collezionato il maggior numero di successi, ma ha vinto il Giro una volta sola, nel 1984.

 

  

                           (Libretto/ collezione G. Golinelli)                                                          (Sandro Rimessi, 1963)

 

La storia più curiosa è però quella di Franco Balmamion, che vinse due Giri d’Italia, nel 1962 e nel 1963, senza vincere neppure una tappa. Proprio il piemontese Balmamion fu la grande attrazione del Circuito degli Assi-Gran Premio Provisole, che si disputò a Molinella la sera del 15 giugno 1963, all’indomani della sua seconda vittoria al Giro. Oltre alla Maglia Rosa, presero parte alla gara alcuni dei migliori ciclisti italiani dell’epoca: Bariviera e Taccone, Poggiali e Terruzzi, Ronchini, Pambianco e l’ex campione del mondo Ercole Baldini, detto il treno di Forlì, vincitore del Giro del 1958. Chiuse tutte le vie d’accesso al centro del paese, ricorda Gianni Manini, grandi pannelli di legno, alti quanto bastava per impedire ai furbi di vedere, erano stati montati nei punti strategici del circuito. Chi voleva assistere alla corsa doveva pagare il biglietto. Nino Recalcati, l’organizzatore della gara, aveva promesso dei premi in denaro molto alti per convincere i reduci della Corsa Rosa a partecipare a questo “omnium a coppie in tre prove” che egli stava portando in giro per l’Italia con grande successo. Alla fine, però, pagò solo la metà di quanto pattuito, lamentando il mancato incasso per colpa del parroco (don Gardini, grande appassionato di ciclismo, tra l’altro), il quale avrebbe fatto entrare molte persone da dietro “e queste, passando attraverso la chiesa, avevano avuto libero accesso su via Mazzini senza pagare alcun biglietto”. Dicono che Vito Taccone, noto per il suo carattere fumantino, non la prese tanto bene e andò subito in escandescenze, quando si vide decurtare della metà il premio di 400mila lire che Recalcati gli aveva promesso. In mezzo a tanti campioni e ad altri comprimari di minori pretese, c’era anche Sandro Rimessi, un ragazzo di 26 anni, nato a pochi chilometri da Molinella, che a sorpresa si aggiudicò la corsa. Il portuense Rimessi, professionista dal 1961, correva all’epoca per la Gazzola e aveva già partecipato a due Giri d’Italia. Chiuderà la sua carriera di onesto gregario nel 1965, alla Filotex con Bitossi, sul petto una sola medaglietta: quella vinta nel ’63, al Circuito degli Assi di Molinella.



Come scriveva Buzzati, il Giro d’Italia, più di ogni altra manifestazione popolare, accende la fantasia di grandi e piccoli. Ne rimase certamente affascinato Lino Gurioli, che nell’estate del 1967 “si inventò” letteralmente un Giro d’Italia per i bambini della parrocchia. Ecco, da Tanti saluti dal secolo scorso (Andrea Martelli; La Compagnia del Caffè, 2000), il racconto di quella straordinaria avventura:

 

  
                     Bambini in bicicletta, anni 60                                                    Lino Gurioli, l’inventore del giro del 67



Il famoso Giro del ’67, quando la salita di Traghetto era la Cima Coppi

Si svolge in giugno, subito dopo la fine della scuola, “la corsa più pazza che Molinella ricordi”. Si va in bicicletta, da una frazione all’altra, per una settimana, sconfinando anche in territorio ferrarese, perchè sulla salita di Traghetto è stato posto il cartello della Cima Coppi. L’organizzatore della “grande boucle molinellese” , chiamata pomposamente Giro d’Italia, è Lino Gurioli, il quale si è inventato una fantomatica Polisportiva San Matteo con sede in Parrocchia, per dare alla gara una parvenza di ufficialità. L’invito a misurarsi sulle due ruote è naturalmente rivolto “ai bambini che sono già in vacanza e non sanno mai cosa fare”. Gurioli conta anche sull’appoggio morale del Parroco, tifoso di Gimondi e notoriamente grande appassionato di ciclismo. Il quale, da questa ardita iniziativa pastorale, ricaverà molte grane e l’assoluta certezza che “correre sperando in Dio non è più neanche roba da parrocchia”. Ad ogni modo, la corsa prende il via un lunedì mattina dal cortile della Canonica, diretta a Marmorta, dov’è previsto il primo traguardo di tappa. Gurioli, il patròn del giro, fa strada con il suo Mosquito. In coda al gruppo c’è l’assistente Renato Angelucci in Vespa. Tra le preoccupazioni, comprensibili, dei genitori, i riti propiziatori di don Gardini, la sorpresa e le proteste di camionisti e automobilisti, costretti a brusche scartate, la corsa arriverà finalmente alla conclusione il sabato seguente, nella totale indifferenza del paese, che non sembra neppure essersi accorto di tanta fatica. Al traguardo di via De Amicis “è primo in classifica generale Elio Tugnoli dello Zuccherificio, anni 12”, il quale ha potuto contare sulla collaborazione di un gregario del tutto particolare come il fratello gemello. Gurioli premia il vincitore con una coppa e poi scompare per un po' dalla circolazione, giurando che non si metterà mai più in un’impresa del genere. Forte di questa esperienza, molti anni dopo diventerà presidente della Protezione Civile, per insegnare agli altri come (non) si fa ad andare per strada senza freni e senza assicurazioni, “contravvenendo alle più elementari norme del codice della strada”.



Esattamente trent’anni dopo, nel 1997, qualcuno volle provare a rilanciare quell’iniziativa. Nacque così il Giro di Molinella e Frazioni, che ebbe però vita breve e non andò oltre la seconda edizione. A raccontare sul caffè (n. 5/1997) come andarono le cose è stata la professoressa Maria Rosa Manferrari.

 

1° Giro di Molinella e Frazioni, 1997

 

 

Il 1° Giro di Molinella e Frazioni

Si è conclusa il 16 agosto la prima edizione del Giro di Molinella e Frazioni in 6 tappe per Giovanissimi. Che i molinellesi amassero il ciclismo e la bicicletta lo sapevamo tutti, ma sul fatto che una “vecchia” idea potesse ottenere un così grande successo di partecipazione e di interesse, pochi ci avrebbero scommesso. E’ successo così che, partendo da una esperienza estemporanea di trent’anni fa, si sia arrivati ad organizzare un vero e proprio “Giro di Molinella e Frazioni”. A far rivivere quella esperienza si sono impegnati, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale e la collaborazione degli sportivi locali, la Sezione Ciclismo della Polisportiva Molinella e la redazione del Caffè. Si è trattato di una esperienza eccezionale e forse unica in Italia: convogliare sul territorio di Molinella 802 ragazzini dai 7 agli 11 anni che in sei gare con prove differenziate (Primi Sprint, Gimkane e Prove su strada) hanno colorato di rosa sia le frazioni che il capoluogo non è stata fatica da poco. Dal 14 giungo al 16 agosto, passando da San Pietro Capofiume, Selva Malvezzi, Molinella-Velodromo, San Martino in Argine, Marmorta e poi di nuovo da Molinella per la passerella finale, i Giovanissimi di 48 Società Ciclistiche regionali ed extraregionali (hanno gareggiato anche veneti, milanesi, veronesi, mantovani, toscani e marchigiani) si sono disputati la Maglia Rosa di leader della classifica a punti suscitando anche l’interesse della stampa sportiva che ha seguito lo sviluppo della manifestazione dando spazio all’iniziativa e riportando regolarmente risultati e classifiche. A questo proposito, bisogna dire che le due società locali, Polisportiva Tacchificio di Molinella e Arredo Stand Area Mac Team, hanno lasciato solo un po’ di briciole alle altre società partecipanti.
Così il dettaglio delle classifiche: Categoria G1/M Chieca Fabio (Castiglionese), G1/F Neri Valentina (Pol. Tacchificio Molinella), G2/M Guardini Andrea (Off. Alberti VR), G2/F Saggioro Alessia (Arredo Stand Area), G3/M Franchini Micol (Baracca Lugo), G3/F Biondo Catia (Arredo Stand Area), G4/M Sinesi Riccardo (Pol. Tacchificio Molinella), G4/F Caroccia Serena (Pol. Tacchificio Molinella), G5/M Fabbri Juri (Sport Reno), G5/F Cenacchi Chiara (Pol. Tacchificio Molinella), G6/M Sergio Renato (U.C.Calderara), G6/F Guberti Erica (Pol. Tacchificio Molinella). Sempre in maglia rosa, dalla prima tappa all’ultima: Neri Valentina, Guardini Andrea e Cenacchi Chiara. Polisportiva Tacchificio di Molinella e Arredo Stand Area-Mac Team si sono aggiudicate le classifiche di società. Alla premiazione finale hanno presenziato Lino Gurioli (ideatore del Giro del 67), il geom. Renzo Ansaloni (Associazione Volontari Protezione Civile), il dr. Andrea Martelli (Assessore allo Sport). Nella passerella finale all’interno del velodromo, come in ogni manifestazione che si rispetti e con degna cornice di pubblico, tutti i bambini hanno assaporato il loro momento di gloria e sognato (chissà!) maglie più prestigiose negli anni a venire. L’esperienza fatta quest’anno ha indotto gli organizzatori a riproporre la manifestazione anche per i prossimi anni, migliorando ovviamente alcuni dettagli che a qualcuno possono essere sfuggiti, ma che ad altri come chi scrive, sono serviti come stimolo per migliorarsi e rendere questo
Giro di Molinella e Frazioni una tappa d’obbligo e una gara prestigiosa per il palmares di chi pratica il ciclismo.

 

Molinella è tornata a colorarsi di rosa anche il 3 luglio 2012, in occasione dell’arrivo sotto il campanile della 5^ tappa del Giro d’Italia Donne.

E’ un Giro d’Italia, con tanto di classica maglia rosa, anche quello che corre in handbike Antonio Zucchini, atleta paralimpico, impegnato proprio oggi (11 maggio) nella seconda tappa del GdHB, con partenza e arrivo a Budrio.

Dal caffè numero 3 di settembre 2012, ecco l’arrivo a Molinella della corsa femminile con cui si conclude questa lunga pedalata attraverso i ricordi del Giro in versione molinellese..

 

   

                              L’arrivo del Giro d’Italia Donne, 2012                          1° Giro di Molinella e Frazioni (depliant, 1997)

 

L’arrivo del Giro d’Italia Donne

Molinella, 3 luglio 2012 - Il solitario arrivo dell’australiana Tiffany Cromwell, che, dopo una fuga d’altri tempi, si aggiudica così la 5^ tappa del Giro d’Italia Donne, Polesella-Molinella di 128 km. A 8’33” il gruppo, regolato in volata dalla campionessa del mondo in carica Giorgia Bronzini, comprendente anche la leader della classifica generale, l’olandese volante Marianne Vos, che conserverà la maglia rosa fino al traguardo finale di Bergamo. Ricordiamo che, soltanto un mese dopo il suo passaggio in rosa da Molinella, la Vos ha conquistato a Londra l’oro olimpico nella prova su strada e, appena sabato scorso, a Valkenburg, sulle strade di casa, anche la maglia iridata di campione del mondo.





 



 

 

   

 

 

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