Storia del Cinema Teatro

Una difficile eredità

 

Il Teatro (a sinistra) e il Palazzo delle Scuole, in una foto degli anni '20

 

Domenica scorsa abbiamo raccontato la storia del Palazzo delle Fioravanti, che proprio ieri l'altro è stato ufficialmente restituito alla comunità molinellese dopo un accurato restauro. Oggi ci occuperemo del palazzo di fronte, cioè del Cinema Teatro. Costruito 160 anni fa, più volte ristrutturato, questo edificio è stato al centro del dibattito politico-amministrativo nelle ultime due campagne elettorali. Nonostante gli altissimi costi fin qui sostenuti sostenuti (a fronte di un risultato che - diciamolo pure - ha lasciato largamente insoddisfatta la maggior parte dei cittadini), l'opera non è ancora ultimata e chissà mai quando lo sarà. Occorrono altri soldi (tanti), ma soprattutto idee circa il funzionamento della struttura, senza gravare ulteriormente sulle casse comunali. Chio vivrà, vedrà ...

 

 

1855: il Teatro Sociale

Che sia un luogo dato agli spettacoli e al divertimento”. Con questa motivazione, l'ingegner Pietro Pedrelli (che sarà più tardi il primo sindaco di Molinella dopo l'Unità d'Italia), promosse nel 1849 la costituzione della Compagnia del Teatro, della quale fu il primo presidente. Per conto della Compagnia, che contava altri 24 soci, Pedrelli progettò l'immobile e incaricò quindi l’imprenditore Orsoni di San Pietro Capofiume della sua costruzione, “per un importo complessivo di 3.500 scudi”. Il Teatro Sociale venne inaugurato la sera del 26 dicembre 1855 “con la commedia ‘I facchini di Bologna’ di Giuseppe Muzzioli, seguita da una divertentissima farsa”. Il biglietto d’ingresso costava 5 bajocchi e il pubblico accorse numeroso alla prima.

 

L'interno del Teatro (1929)

 

 

Gli artisti che in quegli anni si avvicendarono sul palcoscenico erano “onesti teatranti, piccole compagnie di prosa, d’opera e d’operetta, senza troppe pretese artistiche – come si legge nella relazione della Commissione Teatrale, firmata dal segretario Bersanetti nel 1888 - ma sufficienti a soddisfare il bisogno di svago degli spettatori”. Ogni tanto, dicono le cronache, si tenevano “concerti bandistici, veglioni danzanti e feste venali di beneficenza”. Ma, a partire dai primi anni del '900, anche il cinematografo cominciò a reclamare la scena.

 

Le prime testimonianze-cinematografiche molinellesi sono del 1907, forse anche un po' prima. In principio, lo spettacolo si teneva in piazza. All’aperto, en plein air, come dicevano i francesi, che il cinema l’avevano inventato nel ’95. Quando pioveva, ci si riparava sotto la tettoia dello stallatico dell'Albergo dell’Angelo. Gli ambulanti della scatola magica srotolavano il nastro di celluloide girando la manovella e un fascio di luce potente proiettava l’incanto delle immagini in movimento sul telo inchiodato al muro della casa di fronte. Dalla piazza del paese, quel cinema itinerante raggiungeva anche le borgate più isolate nelle campagne intorno a Molinella. L’epopea romantica della “vela incantata” troverà il suo cantore molti anni più tardi nel regista e concittadino Gianfranco Mingozzi.

 

   

Fotogramma dal film La vela incantata (Gianfranco Mingozzi, 1984); a destra: locandina Cinema Ideale (1912)

 

 

1912: il Cinema Ideale

Una baracca di legno, costruita di fianco al Teatro, ospitò la prima proiezione cinematografica al coperto. “L’hanno chiamato Cinematografo Ideale e già il nome è tutto un programma”, scriveva il Resto del Carlino nel 1912, ironizzando su “quell'empito di 'idealità' socialista di cui a Molinella tutto è impregnato, perfino i muri degli edifici pubblici”. Si cominciò la mattina dell’11 febbraio 1912,

una domenica, alle ore 10 precise, con la proiezione del film “Il prezzo del riscatto”, che fu replicato una decina di volte fino a sera. Primo impresario cinematografico fu il fotografo Arturo Banzi, che abitava lì a fianco, sopra il il Caffè Leon d'Oro. Una sirena a manovella, azionata da un tale Muzzi, annunciava ogni volta l’inizio dello spettacolo. Si continuò la domenica seguente, con la programmazione di “altri 1.200 metri di pellicola” che raccontavano “La storia di Anna Bolena”.

 

Il Cinema di Molinella ebbe un momento di involontaria e straordinaria popolarità appena due anni dopo, il 4 ottobre 1914, vigilia dei tragici fatti di Guarda: “Nel buio della sala si udì una voce (quella del Muzzi?) che diceva (in dialetto): tutti quelli che sono in Lega vengano fuori!” La frase - un ordine rivolto evidentemente a coloro che aderivano alle Leghe Socialiste, affinché si radunassero sul posto, per poi recarsi alla stazione di Guarda ad aspettare l'arrivo dei crumiri – compare nei verbali del processo e in tutte le ricostruzioni giornalistiche. Per la cronaca, “si dava quella sera la pellicola 'La figlia del guardiano'”.

 

Fu solo nel 1922 che “il più grande spettacolo del mondo” trovò finalmente una sede stabile all'interno del Teatro, quando il Comune, che fin dall’inizio aveva affiancato l’Ente Gestore, rilevò la proprietà dell’immobile, riconoscendo ai vecchi proprietari dei palchi “il diritto d’uso perpetuo, ad un canone annuo di lire 250”. Per più di vent'anni, fino alla guerra e oltre, le proiezioni cinematografiche si alternarono agli spettacolo teatrali e ai cosiddetti veglioni, finché l'Amministrazione Comunale fece sapere che era nei suoi progetti “l'abbattimento dei palchi, per trasformare il vecchio Teatro in una moderna sala cinematografica”.

 

Il Cinema dopo la ristrutturazione del 1950-51

 

 

1951: il Nuovo Cinema

Sotto il titolo “Giù il sipario!”, così commentava La Voce di Molinella nel febbraio del 1950: “Si sapeva da tempo che, prima o poi, il Teatro, vecchio di quasi un secolo, avrebbe chiuso. E non sono mancate le polemiche per quei palchi padronali, sui quali i legittimi proprietari vengono a perdere ogni diritto... Dopo quasi cento anni di opere e operette, di commedie e di farse, di veglioni e feste da ballo, ancora feste e grandi comizi politici (soprattutto dopo la Liberazione, nda), il Teatro chiude... Non è più il tempo delle trine e dei merletti, adesso è l'ora della celluloide”.

 

Tra un rinvio e l’altro, si arrivò fino alla sera dell'8 aprile, quando Giuseppe Dozza, sindaco di Bologna, venne a commemorare Giuseppe Massarenti “ad una settimana dalla morte”. Quella fu davvero “l’ultima serata a teatro”. I lavori di ristrutturazione dell'edificio cominciarono prima della fine del mese. La trasformazione investì anche la facciata, per la quale si fece ricorso ad un vecchio progetto del professor Toschi, lo stesso che aveva progettato la Casa del Fascio (l'attuale Municipio) ed il Nuovo Edificio Scolastico (che sarà realizzato solo nel 1955). Il Nuovo Cinema Comunale apri i battenti l'anno dopo, il 23 dicembre 1951, con il film “Eva contro Eva”, interpretato da Bette Davis.

 

  

La signora Elvira Dalla Casa al bar; a destra: la Rina d'Angiulla, storica bigliettaia

 

Molti ricordano che, quella sera, il pubblico faceva la fila alla biglietteria, subito a destra dell'entrata, dove stava seduta la Rina d’Angiulla. Impeccabile, nella sua livrea blu lunga fino ai piedi, c’era Andalù che strappava i biglietti e Pierino Bargellesi, la maschera, che andava avanti e indietro, per accompagnare in sala tutta quella gente. C'è chi ricorda che “molti furono addirittura costretti a rimanere in piedi lungo le scale...”. L’operatore-tuttofare era ancora il vecchio Muzzi, lo stesso che, nel 1912, aveva suonato la sirena che annunciava l’inizio della prima proiezione, dentro quel baraccone di legno costruito lì a fianco (trasformato nel frattempo in una sala-biliardi). Appoggiato al bancone del bar della signora Elvira, l’immancabile bicchierino di whisky in mano, Giuliano Bejor si guardava intorno soddisfatto. Con lui, anche gli altri due soci che avevano preso il cinema in gestione “per 29 anni”.

 

Era il grande momento del cinema. Indirettamente, l’aveva fatto notare anche Alvaro, l'oste della Trattoria dei Cacciatori, parlando qualche tempo prima con Indro Montanelli, che lo intervistava per il Corriere della Sera: “Massarenti è lì che muore e loro vanno al cinematografo. E la sala è piena tutte le sere. Sono proprio degli ingrati... Vanno al cinema, loro, mentre Massarenti muore... Roba da far arrossire un gambero dalla vergogna! Proprio non c'è più religione...”. Ma, evidentemente, non la pensava così don Gardini, che il 16 gennaio 1955 inaugurò il Cinema Parrocchiale (2), con la proiezione del film “Marcellino pane e vino”.

 

Proprio alla fine di quel 1955, che aveva visto l'apertura del “Nuovo Cinema Paradiso” e soprattutto i grandi pienoni (con record d'incassi) del Comunale, nelle case dei molinellesi si accendevano i primi televisori. Si dirà, più tardi, che “il cinema l'ha ucciso la televisione”. Se così è stato, fu però una morte lenta, segnata da un graduale calo di spettatori, che per forza di cose si accompagnava in maniera evidente ad una sempre minore qualità dei film in programmazione. Negli anni '70, le serate infrasettimanali a luci rosse furono solo l'estremo tentativo di dare un po' di ossigeno alle casse. Un modo per prolungare l'agonia, non certo la medicina adatta per guarire il cinema dai suoi mali. I segni di una crisi ormai irreversibile c'erano già tutti, nel dicembre del 1980, quando si chiuse ufficialmente la quasi trentennale gestione di Bejor & soci.

 

 

Al Cinema (anni 60)

 

Il cinema del prete, che si era trasferito nel frattempo (ottobre 1975) al piano terra delle Nuove Opere Parrocchiali, chiuse i battenti il 26 marzo 1981, con il film “Anche gli angeli mangiano fagioli”. Il Comunale gli sopravvisse per un altro decennio, grazie soprattutto ai generosi tentativi di rilancio messi in atto dalla gestione Torreggiani, subentrata a Mandrioli nel 1986. A ridare vita al cinema morente, non bastò proporre film di qualità al sabato e la domenica, né diversificare le proiezioni per bambini e adulti. Le luci al Comunale si spensero per sempre la sera del 31 maggio 1991, dopo l'ultima proiezione del cartoon “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”.

 

Una striscia di carta contro i vetri della bacheca rimandava ad una prossima apertura “dopo la pausa estiva”. La scritta rimase lì per anni, ma la stagione del cinema non tornò più. I molinellesi si abituarono a vedere “porte e finestroni tristemente tappati con assi di legno”, mentre si facevano sempre più evidenti i segni del degrado, con l'edificio che si sgretolava e rischiava di venire giù a pezzi, proprio in faccia al monumento di Massarenti. Che fare allora del vecchio Cinema? Occorrevano nuove idee e nuovi progetti. Il 28 dicembre 1995, in occasione del centenario della grande invenzione dei fratelli Lumière, l’Amministrazione Comunale appena subentrata lanciò un referendum tra la popolazione: “Cinerendum. Un idea per il Cinema di Molinella”.

 

Cinerendum (cartolina, 1996)

 

Ironico il titolo: Cinerendum, in latino “da incenerirsi”. Furono distribuite più di 3.000 cartoline. Ne tornarono indietro circa 400, con qualche critica, ma generalmente piene di spunti e idee interessanti. Tra avveniristici progetti multisala e immensi contenitori per i giovani, qualcuno (per la verita, da posizioni nettamente minoritarie) individuava nel restauro del “vecchio cinemino del prete” la soluzione migliore: “Una saletta da 100-120 posti è sicuramente rapportata all’utenza molinellese che va al cinema il sabato e la domenica...”. E il vecchio Cinema? “Con tutto quel parcheggio lo si potrebbe vendere ad un’azienda interessata a farne un supermarket e investire poi i soldi in iniziative culturali”.

 

 

L'attuale facciata del Cinema Teatro (foto Tobia Z., 2015)

 

 

Il Cinema Teatro … oggi

Non è andata così. Il “cinemino del prete” ospita adesso il piano rialzato della nuova Biblioteca. Quanto al Cinema Comunale, nel luglio del 2007 è stato approvato il progetto di ristrutturazione firmato dall'architetto Eleonora Spada. La demolizione del vecchio edificio, inaugurato nel 1855 e restaurato nel 1951, si è completata tra novembre 2009 e i primi mesi del 2010. Poi è cominciata la costruzione di quello che viene descritto come “un grande contenitore polivalente da 550 posti, utilizzabile come cinema-teatro e centro congressi”. Costo previsto inizialmente (ma quasi raddoppiato in corso d'opera): 3 milioni e 600mila euro. Per il Cinema di Molinella, che un tempo si chiamò Ideale, sarà solo il tempo a dire se è stata davvero questa la soluzione ideale.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 


PROSSIMI APPUNTAMENTI 

tutto lo sport

Notizie del giorno


ANIMALI DAL MONDO / 80

Cani salvati dai canili scoprono per la prima volta la gioia del mare

                            [Apri]

                     [Precedenti]