Dicembre 1996: i giorni dell'alluvione

 

 

 

Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1996, un nubifragio di straordinaria violenza si abbatte sul territorio in destra di Reno. “Si calcola - dicono gli esperti - che sulla pianura bolognese siano caduti 120 milioni di metri cubi d’acqua in poche ore”. L’epicentro del fenomeno è localizzato nell’area compresa tra i comuni di Molinella, Baricella, Minerbio e Bentivoglio, dove si avranno 150 millimetri di pioggia nelle 48 ore. L’intensità delle precipitazioni in aree fortemente urbanizzate e su terreni già saturi di pioggia fin dall’ottobre scorso, ha mandato in tilt tutto il sistema della Bonifica. Sono tracimati il Navile, lo Scolo Pegola e il Fiumicello. Fra poco andrà di sopra la Zena, dalle parti di Minerbio. Il Canale della Botte è in piena e anche il Lorgana è a rischio di esondazione. Lo Scolo Zavaglia sfiora il livello stradale. Per giunta, un malaugurato blak-out elettrico ha provocato l’arresto delle pompe idrovore di Gandazzolo, che saranno riattivate soltanto verso le 8 del mattino. Quando fa giorno, le campagne intorno a Molinella sono un immenso specchio d’acqua: “E’ l’acqua caduta a monte che si raccoglie tutta nella Bassa”. La zona artigianale è già in parte sommersa. L’acqua (e non è la prima volta che succede) ha subito invaso le case dei quartieri a sud-ovest del paese, “evidenziando tra l’altro - dicono alcuni - i limiti di portata e la precarietà strutturale di una rete fognante, trascurata da anni, senza che nessuno si sia mai preso la briga di effettuare il benché minimo intervento di manutenzione”. In molti casi sono dovute intervenire le motopompe dei Vigili del Fuoco, per liberare gli scantinati delle abitazioni. Le grandi aziende provvedono con mezzi propri, “ma l’acqua ripompata nel canale torna subito indietro”. E’ già allagata anche tutta la zona degli impianti sportivi e “si va addirittura in barca nei sotterranei del Municipio”. La situazione si è fatta particolarmente critica alla Casa di Riposo e all’Ospedale, dov’è alloggiata una comunità di disabili psichici. Anche qui, sono all’opera da diverse ore i pompieri e ci si tiene pronti, nell’emergenza estrema, ad evacuare i locali. L’allarme è generale. Come previsto dal Piano Comunale di Protezione Civile, approvato soltanto dieci giorni prima, in Municipio è stato immediamente attivato il centro operativo, in costante collegamento con il Consorzio della Bonifica Renana, con la Prefettura, con il Servizio Regionale di Difesa del Suolo e con gli altri comuni, interessati dall’evento alluvionale. “In attesa che le competenti autorità adottino soluzioni più efficaci e risolutive”, si decide di fronteggiare l’emergenza con i pochi mezzi di cui dispone il Comune. Vengono così distribuiti alla popolazione i sacchetti di sabbia, per il cui riempimento sono stati mobilitati i volontari della Protezione Civile.Esaurite le prime scorte, si deve ricorrere al geometra Ansaloni: dai magazzini dell’ex Genio Civile ne saranno prelevati e distribuiti 17.138. Sotto la minaccia dell’Annegale, “che è già tracimato in più punti”, intorno alle 11 viene decisa l’evacuazione delle Scuole, che rimarranno chiuse per due giorni. Con l’aiuto dei volontari e camminando su improvvisate passerelle in legno, i bambini raggiungono il punto di raccolta in Piazza Massarenti, “senza bagnarsi i piedi”. Sui loro temi si leggerà che “si vedevano i pesci nuotare in mezzo al Parco dei Caduti e lungo la mura del campo sportivo”. Si apre intanto un altro fronte di crisi sulla Botte, in prossimità del ponte della farmacia di Alberino. I camion del Comune riforniscono di sacchetti di sabbia il presidio istituito sul posto dagli uomini della Protezione Civile. Il servizio volontario di vigilanza continuerà per tutta la notte, sotto la pioggia fine e incessante, mentre si lavora alla luce dei fari, con le pale e gli escavatori, per arginare l’Annegale, in prossimità dell’Autosalone Tinti, dove il canale compie una pericolosa curva a gomito, “e l’acqua di piena, anziché seguire il suo corso, dilaga verso l’abitato intorno a via Barattino”. Notizie allarmanti arrivano anche da Selva, “dove l’argine dell’Idice è presidiato in continuazione”. A Marmorta “l’acqua lambisce già le prime case verso Argenta”. La Botte, che raccoglie le acque cadute più a monte, “è come un tappo per l’Annegale, che viene rallentato nel suo corso, con conseguente innalzamento dei livelli di piena”. Si è come innescato un “meccanismo perverso”, in base al quale il deflusso delle acque dello Scolo Annegale è rallentato dalla contemporanea piena del Canale della Botte, “che a sua volta non può scaricarsi rapidamente in Reno, perché il fiume, già sovraccarico di acque appenniniche e bolognesi, è ingolfato a valle dai suoi affluenti romagnoli”. Per Molinella, collettore naturale di tutto quel diluvio d’acqua, si profila il disastro completo.



Via De Amicis allegata



Tutta la giornata dell’11 trascorre “nell’angoscia e nelle polemiche”. La mattina del 12 verrà il Prefetto Mosino, per rendersi conto personalmente della situazione. Avrà uno scambio d’opinioni piuttosto vivace con il Sindaco, al quale elenca una serie di ipotesi di reato, che vanno dall’abuso di potere al procurato allarme, qualora il Sindaco stesso, con la complicità dei tecnici della Bonifica, dovesse dar seguito al proposito di far scaricare le acque del Lorgana in cassa di colmata, attraverso l’apertura delle chiaviche di Durazzo e Gallo. “Si tratterebbe, in pratica, di alleggerire l’enorme montagna d’acqua che si raccoglie a monte del Saiarino, le cui idrovore continuano incessantemente a pompare senza apprezzabili risultati”. La manovra, dice il Prefetto, non si è mai compiuta da quando esiste il Consorzio di Bonifica. Se anche i tecnici fossero del parere di tentare, l’operazione, che pure presenta notevoli rischi, non è ugualmente fattibile per motivi di legge, in quanto le casse di colmata in territorio ferrarese sono abilitate a ricevere casomai le acque dell’Idice e del Quaderna, non ad aprirsi in senso contrario. E poi, “chi pagherà i danni?”. Il Prefetto è comunque del parere che “non si può parlare di alluvione, in presenza di appena 20 o 30 centimetri d’acqua in cantina” e, guardando le carte del territorio che gli sono state squadernate sul tavolo dai tecnici del Comune, ironizza abbastanza divertito su chi ha dato il permesso di costruire case e capannoni industriali nella Vecchia Risaia, per dover poi adesso raccogliere le lamentele di coloro che vi abitano o vi lavorano. “Insomma - dice il Prefetto - non si può mobilitare l’Esercito per così poco”. Oppure: una cinquantina di militari si potrebbero anche allertare, “a condizione però che sia il Sindaco ad assumersi la responsabilità del loro intervento”. Sappia comunque il Sindaco che per procurato allarme si va in galera. Il Prefetto se ne va col sigaro in bocca, mentre “volteggiano gli elicotteri nel cielo livido” e una macchina della Protezione Civile, con le trombe montate sul tetto, passa per strada, invitando tutte le persone abili a recarsi presso il magazzino comunale, “dove c’è urgente bisogno di braccia per insaccare sabbia”. I militari saranno inviati in via Podgora, a costruire un muretto di sacchi, per un fronte di qualche centinaio di metri lungo l’Annegale. La giornata prosegue nell’attesa del peggio. E’ già allagata anche tutta la zona intorno alla Pila e non è più soltanto questione di fogne che non tirano. “Il centro di Molinella è assediato dalle acque”, scrive il Resto del Carlino. Il sindaco Calori insiste nella necessità di scaricare il Lorgana in cassa di colmata, sostenuto dalla Giunta e consigliato anche dai tecnici della Bonifica, che vedono in questa manovra, per quanto rischiosa, l’unica possibilità di scampo per Molinella. Insieme all’Assessore Provinciale all’Ambiente, Forte Clò, il Sindaco e qualcuno della Giunta compiono un sopralluogo notturno alla Centrale del Saiarino. Calori ottiene la disponibilità del Sindaco di Argenta ad allagare le campagne di quel Comune, ritenendo entrambi che “è meglio allagare qualche ettaro di campagna, piuttosto che mandare sottacqua tanta gente”. La mattina seguente è convocato a Bologna dal Prefetto, che si è già messo in contatto con il Presidente della Regione, Antonio La Forgia. Questi, sentiti nuovamente i tecnici della Bonifica, con proprio decreto, ordina l’immediata apertura delle chiaviche per l’immissione delle acque del Lorgana nella cassa d’espansione del Bassarone. La famosa “manovra inversa” si compie alle ore 14.18’ precise di venerdì 13 dicembre. Mentre aspetta gli eventi, Calori si lascia andare a questa confidenza: “Se dovesse andar male, dovrò rifugiarmi in America da mia figlia”. La situazione però migliora, almeno fino a sera, quando “una precipitazione di 90 mm dava luogo ad un’ulteriore onda di piena del Reno, con conseguente innalzamento di tutti i livelli di guardia. L’apertura della chiavica Durazzo - come si legge in una nota - non è più in grado di garantire lo smaltimento delle acque di scolo dell’area di Baricella e Molinella, ed il canale Botte, dato il mantenersi di elevate quote idrometriche in Reno, raggiungeva un livello pari alla quota arginale, con il rischio di totale sommersione dell’abitato molinellese”. L’improvviso aggravarsi della situazione induce il Presidente della Regione ad emettere un nuovo decreto, con il quale si autorizza il taglio dell’argine del Bassarone, per consentire finalmente il deflusso delle acque nella cassa di colmata Idice-Quaderna. Il taglio verrà effettuato alle ore 4.15’ di domenica 15 dicembre, per scongiurare l’arresto delle pompe idrovore, “essendo l’acqua a monte e a valle del Saiarino praticamente allo stesso livello”. Solo a quel punto si potrà dire che l’emergenza è finita davvero.

 



Adesso è il momento di tirare le somme. Allagati oltre 65 ettari di terreno in zona artigianale e 1.800 di terreno agricolo, vale a dire circa il 20% del territorio comunale. Più di 70 le aziende che lamentano danni ingenti e 1.500 le famiglie che hanno avuto l’acqua in casa. I danni vengono sommariamente stimati in 30 miliardi circa. Sono stati 61 i volontari della Protezione Civile, che hanno lavorato ininterrottamente, dalle 8 di martedì 10 alle 6 di domenica 15 dicembre, per fronteggiare l’emergenza, insieme ai militari e ai dipendenti comunali. Si dirà che per la neonata Protezione Civile di Molinella è stato questo “un vero battesimo... dell’acqua”. I giorni drammatici dell’alluvione, dice un giornale, “hanno comunque fatto emergere una pletora di ingegneri idraulici... un tanto al litro, che il povero ingegner Leoni, direttore del Consorzio di Bonifica, è niente al loro confronto”. Le critiche, “e talvolta anche le offese”, non hanno risparmiato nessuno di coloro che stavano in prima linea, “ma questo è il prezzo delle responsabilità”. Come Moè salvato dalle acque, così Calori, “salvato da La Forgia”. C’è chi dice che “a La Forgia bisognerebbe fargli un monumento in piazza”, ma ci sono anche quelli che... “se c’era Martoni, magari non pioveva”. Può darsi che avesse ragione il prefetto Mosino: se paragoniamo questo evento a ciò che è successo almeno altre tre volte in questo secolo (1902, 1917 e 1944), “non si può parlare di alluvione per così poco”. Ma il fatto è che “ci si può annegare anche in un bicchier d’acqua - Mosino dixit - quando, per colpa delle comodità del progresso, non si è più abituati a tenere i piedi a bagno”.

Andrea Marrtelli, Tanti saluti dal secolo scorso. Diario molinellese del 900 (La Compagnia del Caffè, 2000)



 

   

 

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