Bartok serata in Auditorium
E qui, come per dare più forza al concetto, mio padre citava arbitrariamente il motto dei granatieri: L'é cumpagna int'i granatir: tre secoli di gloria e una vittoria! L'ultima conquista che conta (l'Intertoto e al dòu Copp' Italia dal stánta e dal stantaquatar an voj gnànc cuntèrli...) era stata, lo sappiamo, lo scudetto del 64. Sette scudetti, tutti molto sofferti, tutti indimenticabili, per un verso o per l'altro. Di ogni conquista, mio padre ricordava per filo e per segno la formazione, tutti i nomi dei protagonisti, titolari e riserve comprese, le partite salienti, qualche volta anche i gol. Non come i tifosi della Juve - chi ghignùs! - che a vincere ci sono abituati e, sazi di glorie e di vittorie, non sanno più distinguere uno scudetto dall'altro. Dopo quella beffa memorabile ( l’eliminazione in Coppa dalla monetina), eravamo comunque arrivati secondi in campionato con l'argentino Luis Carniglia, avevamo vinto una Coppa di Lega italo-inglese, battendo addirittura il Manchester City, e due Coppe Italia, la prima nel 1970, con Topolino Fabbri in panchina, l'altra quattro anni dopo col Petisso Pesaola, nel decennale dell'ultimo scudetto. (Sandro Bertocchi)




















