Il Modello di "Bruciare le Tappe" che logora i Campioni
 
 
 
Dopo gli ultimi eventi di questa estate c’è un filo che unisce Jannik Sinner e Tadej Pogačar. 
Entrambi sono giovani, entrambi hanno raggiunto il successo molto presto, entrambi mostrano già i segni di un logorio che un tempo arrivava molto più tardi, o non arrivava proprio. 
È il risultato di un sistema che non aspetta più, che chiede il massimo da subito e che rischia di bruciare i suoi talenti nel pieno della giovinezza.
Cincinnati, è stata una finale non giocata, si aspettava l’ennesima battaglia tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, il duello che segna il futuro del tennis. 
Invece la finale è durata pochissimo, e Sinner ha alzato bandiera bianca, bloccato da un malessere già presente da un po’ di tempo. 
Una delusione per il pubblico, ma un segnale forte, perché dietro questo ritiro ci sono i carichi di lavoro estremi e uno stress da prima pagina che non prevede pause.
E quando il fisico cede, anche la testa ne subisce le conseguenze: arrivano la frustrazione, la paura, persino la tentazione di farla finita. 
Ma Sinner non si tira indietro, infatti subito dopo  ha chiesto al suo staff di prenotare un campo per allenarsi. Questa è la fame che costruisce i campioni, ma che si può trasformare in una gabbia.
La stessa scena si è vista al Tour de France con un Tadej Pogacar superiore a tutti ma meno brillante nell’ultima settimana e stanco mentalmente tanto che ha dichiarato in varie interviste:
"Voglio tornare a casa mia" 
"Sto pensando alla fine carriera"
E non ultimo ha rinunciato di partecipare alla Vuelta de Spagna, che era già da tempo nei suoi progetti. 
Dichiarazioni incredibili, se si pensa che ha 26 anni.
Un tempo, quell’età era l’inizio del periodo migliore per i ciclisti. 
Oggi invece un corridore della stessa età parla già di ritiro.
Lo sport non aspetta più che gli atleti maturino col tempo, li costruisce velocemente per esplodere subito.
Questi episodi impoveriscono lo spettacolo, riducendo i sogni del pubblico. 
Purtroppo più si spinge per lo spettacolo immediato, meno lo si garantisce a lungo termine. 
Perché i campioni, per diventare leggenda, devono avere il tempo di maturare. Oggi invece il sistema sportivo chiede "tutto e subito".
Se non si troverà un giusto equilibrio, il rischio non è solo bruciare i migliori talenti, ma impoverire lo sport stesso, privandolo delle leggende che lo rendono eterno.
 
(Cesare Natali)

 

 

   

 

 

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