Lunga vita all'Oratorio! 50 anni fa l'inaugurazione

 

 

Il 12 ottobre 1975, presente il Vescovo ausiliare Benito Cocchi, venne inaugurato il ricreatorio, il cinema e il campetto parrocchiale, l'insieme di quegli spazi che oggi chiamiamo Oratorio San Matteo. Per molti bambini, quel 12 ottobre di cinquant'anni fa, fu come la scoperta dell'America. Il passaggio dal vecchio al nuovo mondo.

 

Nel ricreatorio - scriveva sul bollettino don Carlo Federici - sono previste le aule della dottrina e delle adunanze. Vi sarà ospitato anche il doposcuola di suor Antida. I locali al piano terra permetteranno di proseguire, in ambiente più adatto, la tradizione domenicale del cinema per i bambini e di godere anche di qualche bella rappresentazione teatrale. Il campetto da calcio sarà aperto a tutti i giovani che vorranno frequentare la Parrocchia”.

Il Campetto del Prete, che i bambini della generazione precedente avevano attrezzato alla meglio quando non era ancora recintato, andando a rubare una notte i pali delle porte da un cantiere vicino, diventò per molti “lo stadio dei sogni”.

 

  

 

Nel 1990, Andrea Binelli, con l'aiuto del geometra Bruno Mainardi, lo livellò di nuovo, lo colmò di terra e vi seminò l’erba, che ebbe però una crescita stentata. “Ma nessuno, qui, si formalizza per un rimbalzo irregolare della palla o per uno scivolone, con conseguente impanatura di polvere. Quanto poi all’insufficiente drenaggio – scriverà più tardi Sandro Bertocchi sul Caffè - cosa c’è di più bello, dicono i ragazzi, che tornare a casa con la maglietta tutta infangata?... Quando don Carlo recintò il pratino accanto alla canonica sembrò che quella rete volesse lasciar fuori il paese che cresceva intorno, oppure che si volesse chiudere in gabbia i sogni dei bambini. Ma don Carlo, che aveva in mente l’Oratorio alla milanese, sapeva che quel campetto sarebbe diventato il centro di ogni attività, crocevia dei mille modi di vivere la Parrocchia”.

 

 

 

Per quelli che lì sono cresciuti giocando a calcio, dirà ancora lo juventino Bertocchi, “il campetto del prete è come il Campo Filadelfia”. Chi conosce appena un pò la storia del calcio italiano, fosse anche tifoso juventino, interista, bolognese o milanista, sa cosa vuol dire per i tifosi del Toro il Filadelfia: “amato luogo d’amicizia e fratellanza”.

Per molti anni è stato la casa dell'Unione Sportiva Reno. Di lì passò anche la morte, un pomeriggio di maggio del 1996, “rinsaldando ancor di più, nel dolore, il legame con quel pezzetto di terra tra i palazzoni”.

 

 

 

Anche il Vecchio Cinema del Prete, arroccato in cima alla scala dietro l'abside della vecchia chiesa, ha cambiato indirizzo, quel 12 ottobre del 1975.

Aveva iniziato le proiezioni il 16 gennaio 1955 con il film Marcellino pane e vino e per vent'anni, ogni domenica, alle 14 in punto, aveva fatto del suo meglio per intrattenere i bambini prima della funzione del pomeriggio. All’uscita, c’era Adelmo, il campanaro, che aspettava in fondo alle scale, per incanalare i bambini - “facce rosse e piedi gelati, le labbra sporche di liquerizia” - verso la chiesa, dove alle 16 cominciava immancabilmente la funzione del pomeriggio...

Sono passati gli anni e i sempreverdi Stanlio&Ollio si sono avvicendati sullo schermo a Gianni & Pinotto, Don Camillo & Peppone a Peppone & Don Camillo (quelle sì, che erano domeniche!). I cowboy hanno continuato ad inseguire gli indiani nelle praterie, incitati dagli spettatori che ritmavano la cavalcata, battendo forte i piedi sul pavimento di legno, come fossero zoccoli di cavalli scalpitanti (roba da far venire giù il pavimento dall'entusiasmo!). E Padre Damiano ha fatto in tempo a morire molte volte tra i lebbrosi dell’Isola di Molokai, quando anche i duri più duri, nel buio della sala, si asciugavano una lacrima.

Per meritarsi Le chiavi del Regno comeGregory Peck, i bambini hanno continuato a frequentare il Cinema Paradiso anche quando gli eroi di celluloide hanno cambiato schermo, trasferendosi al piano terra delle nuove Opere Parrocchiali. E siamo di nuovo al 12 ottobre 1975, la data dell’inaugurazione, l’inizio dell’ultimo spettacolo.

 

Partiti, all'inizio di questa pagina, per celebrare l'anniversario di gloria del nostro Nuovo Cinema Paradiso, inaugurato quel 12 ottobre di quarant'anni fa, ci troviamo invece a raccontarne la fine. Come Cristoforo Colombo che era partito per andare ad est e all'alba di un altro 12 ottobre si ritrovò invece ad ovest.

Ci vollero sei anni per capirlo: domenica è sempre domenica, ma i pomeriggi non erano più quelli di un tempo. E così pure i gusti e le abitudini dei bambini. Adesso andavano per la maggiore Bud Spencer e Terence Hill, ma da soli non bastavano a riempire la sala, per quanto accogliente e ben riscaldata.

La concorrenza del Comunale, “che alla domenica pomeriggio dava dei film di prima solo per bambini”, si era fatta spietata. Guerre stellari fu un trionfo per la concorrenza, un disastro per il cinema parrocchiale, che quella domenica registrò “soltanto 5 bimbi in sala più un adulto accompagnatore”.

Il direttore Lorenzo Amadori (subentrato ad Alberto Massarenti, nel momento in cui il Delegato Aspiranti era stato costretto ad uscire di scena da una porta laterale) e il suo vice Di Vito Valzer, il barista Massimo Papina Gherardi e l’operatore Ezio Chiarini, detto l’inzgnìr, strangolati dai costi delle pellicole di terza o quarta mano e, soprattutto, dagli oneri della messa a norma del locale, fecero capire a don Carlo che era venuto il momento di spegnere per sempre il proiettore.

 

E’ il 29 marzo 1981: “Anche gli angeli mangiano fagioli. Prossimamente su questi schermi”: diceva così la locandina. Ma non si poteva fare sempre nozze con le lumache (o coi fagioli). Stavolta si chiudeva davvero. Non ci fu un'altra proiezione. (a.m.)

 

 

 

 

da duecaffè modificato > https://www.duecaffe.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6340:il-caffe-della-domenica-2015-10-09-14-56-04&catid=61&Itemid=238

 

 

   

 

 

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