L'autunno dello sport

 

 

Secondo molti, lo sport di Molinella vive un periodo di decadenza. Anch’io non saprei come definire altrimenti la scomparsa, nell’indifferenza generale, di molte realtà sportive che ci hanno regalato titoli italiani e maglie azzurre. Da molto tempo, per esempio, non si hanno più notizie del ciclismo, uno sport di lunghissima tradizione che ora, per far parlare di sé, si affida unicamente alle imprese di Ansaloni. A Molinella si organizzavano corse ciclistiche perfino in tempo di guerra. Fino a qualche anno fa c’erano due società; ora di fatto, non ne è rimasta nessuna. Desolatamente vuoto anche il velodromo, indicato dalla guida del Touring come una “rarità eccellente” (insieme ai trampolini) dell’impiantistica nazionale. Il pugilato è finito con Dante Lazzari. Stando ai social, qualche settimana fa ha alzato bandiera bianca anche il pattinaggio. I successi internazionali di Bollettinari nel beach non compensano certamente la cronica assenza di risultati del tennis molinellese, salvo qualche rara eccezione che riempie le cronache argentane. Del nuoto sappiamo già tutto ed è inutile aggiungere altro.
Si dirada il panorama delle società sportive, ma ciò che dovrebbe rattristare l’intera cittadinanza è la scomparsa, pezzo dopo pezzo, del monumentale complesso sportivo a due passi dal centro del paese, che suscitò per molto tempo la meraviglia e il plauso di personaggi famosi e l’invidia dei cittadini di altri paesi. Trent’anni fa andò perduto l’edificio d’ingresso della piscina, con la sua facciata storica, il bellissimo giardino e il campetto da basket. Ora assistiamo allo smantellamento definitivo dei campi da tennis. Di quell’antico complesso rimane soltanto la vecchia palestra ancora senza nome, uno “scatolone” comunque poco utilizzabile e tutt’intorno uno spazio vuoto, che avrebbe dovuto diventare un parcheggio e diventerà forse un “giardino sensoriale” di cui pochi, però, sanno dire esattamente il significato.
Non c’è qualcuno più responsabile di altri in tutta questa storia di rovine. Al cuore del problema c’è la straordinaria propensione di noi molinellesi a farci del male, a distruggere, per una ragione o per l’altra, tutto ciò che avevamo di bello, di raro e di prezioso. Una tendenza alla quale nessuno di noi è riuscito, purtroppo, ad opporsi con la necessaria determinazione, accettando tutto quasi con rassegnazione. D’altra parte, la distruzione dell’immagine della piscina, luogo identitario per eccellenza dei molinellesi, era cominciata già qualche anno fa, con raffiche di post e denunce il più delle volte false ed interessate. Il paradosso purtroppo è questo: prima la piscina l’avevamo solo noi, ora ce l’hanno tutti (Medicina, Castenaso, Altedo, Argenta, Portomaggiore…) tutti, tranne Molinella.    Andrea Martelli

 

 

 

 

   

 

 

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