Pessina come Fiorini, la bellezza di esordire a 17 anni

 
 
 
 
Storie parallele, entrambi debuttano in serie A a 17 anni allo stadio Renato Dall'Ara, escono dal vivaio del Bologna.
Fiorini centravanti e Pessina portiere.
Domenica pomeriggio Bologna-Napoli, all’ottavo minuto, Skorupski si ferma e il sogno si avvera: “Ragazzo, tocca a te”. Massimo Pessina non ha il tempo di pensare, infila i guanti e corre verso la porta del Bologna, il suo esordio in Serie A contro il Napoli.
Sembra una favola, ma dentro a questo momento ci sono i sogni le speranze di un ragazzo che ha dimostrato di crederci sempre, anche quando non sei pronto. 
Quando para il primo tiro di Elmas, il Dall’Ara esplode in un applauso che sa di fiducia, e alla fine, il Bologna vince 2-0 e Milinković-Savić, portiere sconfitto, a fine gara va a  stringergli la mano, riconoscendo in quel ragazzo la purezza e il talento.
Mentre lui veniva portato in trionfo in lacrime dai propri compagni e tutto lo stadio cantava sulle note di Cesare Cremonini i miei ricordi sono andati indietro di 50 anni.
Era domenica 9 Febbraio 1975 partita Bologna-Fiorentina e proprio in quell'occasione esordì il diciassettenne 
Giuliano Fiorini (R.I.P.)
classe 1958 attaccante con buone doti tecniche e un fisico forte, e il Bologna vince 1-0 grazie a un suo perfetto assist a Beppe Savoldi.
Per noi giovani e suoi coetanei divenne subito un idolo, anzi un eroe.
Io in quell'anno frequentavo l'ITIS Belluzzi in via Saragozza a Bologna, il lunedì mattina in classe si parlava solo del Bologna e naturalmente di Fiorini (uno come noi). 
Ricordo che all'uscita di scuola decidiamo di andare presso la scuola che frequentava Fiorini, l'istituto commerciale Tanari, arriviamo in tempo era circondato da tantissime ragazze e ragazzi, ci siamo fatti spazio e siamo riusciti a stringergli la mano e farci fare un autografo, una soddisfazione grandissima perché lui era riuscito a realizzare il sogno di ogni giovane che fa sport.
Queste sono le storie di due giovani talenti, forse "eroi per caso", ma paura, fame, disciplina e ore chiusi in campo a ripetere gli stessi movimenti, poi un giorno succede qualcosa, l'esordio in serie A.
Perché esordire a diciassette anni non significa solo debuttare: significa toccare il cielo con un dito.
 
(Cesare Natali)
 
 
 
 

 

 

   

 

 

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