Riapre il Bar Stazione?

(Memorie di un vecchio avventore)
Ci trovate qui al Bar Stazione, sospesi fra due decenni, i “settanta” e gli “ottanta”, in quella che è in realtà la sala d’attesa di una piccola stazione ferroviaria di provincia. La macchina del caffè sibila all’unisono col fischio dell’ultima locomotiva, la sera è umida e nebbiosa. Italo Calvino, schivo viaggiatore di notti d’inverno, entrerà a quest’ora un giorno di questi, sono le sue atmosfere, chiuderà la porta a vetri dietro di sè e raggiungerà discreto l’angolo giù in fondo a favore della vetrinetta che protegge gli ultimi amabili resti della crostatona di more. I Clienti non ci faranno caso, c’è tensione attorno al tavolino del tressettecoltaglio, le coppie in competizione si scambiano segnali da quarterback di football, zittiscono con un solo sguardo i suggeritori non accreditati. Il vecchio Wurlitzer, dalla saletta che ospita la biglietteria, manda messaggi struggenti agli innamorati di turno, ti a..mo, ti odio e ti..amo, Gloria, sei nell’aria, ti pretendo! Il crepitio del calcino, nel vano attiguo, infastidisce chi cerca concentrazione, intanto Lucio Dalla ci dà buone prospettive per l’anno che verrà. Il sabato pomeriggio è di Baglioni, ma il Sabato Sera è nostro! Accantonata la tentazione di guidare nella notte a fari spenti, come da maldestra suggestione di Mogol, a un’ora concordata partiamo per Nuovi Mondi (balera di Argenta) e Paradisi ( arci club di Molinella), noi splendidi splendenti figli delle stelle. Il tempo di accendere un diavolo in noi, un ballo al buio, dancing in the dark, poi il ritorno alla base con l’intima convinzione che alla fine l’unica donna per noi sia la nostra barista. L’Alfa, non chiara come l’Alba di Vasco ma agognata e puntuale, ci fa trovare i bocconcini di pizza belli caldi e pronti a compensare incipienti vuoti, soprattutto affettivi.
Chi la scatterà la fotografia del nostro Bar Stazione, si chiede Raf, cosa resterà di questi anni ottanta? Senz’altro il mugugno perpetuo di Amilcare, socialista inascoltato, e il sorriso della Lella, cara dispensatrice di buon umore, nei giorni belli come nelle notti umide di nebbia.
(SB)



















