
Quando la storia di Molinella ha fatto parlare le donne
All’indomani della Festa della Donna, lasciamo che la nostra storia parli al femminile. E’ solo con l’inizio del 900 che le donne assumono un ruolo da protagoniste. I secoli precedenti, se ci pensiamo bene, furono abbastanza avari in fatto di figure femminili.
Dalle nebbie del ‘700 è filtrato un solo nome: quello di una tale Brigida di San Martino, che insieme alla madre cucì le coccarde dei congiurati bolognesi ed ebbe un ruolo attivo nella rivolta antipapista del novembre 1794.
L’800 ci restituisce il ricordo di Sofia Genovesi, vedova Fiorini, che nel 1873 fece costruire a proprie spese l’Ospedale di San Pietro Capofiume.
Guadagnò fama e il rispetto dei concittadini anche Germana Schiassi, titolare della ricetta del famoso Panone di Natale che il nipote Cesare Ponti cominciò produrre nel 1913: non sappiamo se per la sua arte culinaria o per altro, sta di fatto che ancora nei primi anni del secolo scorso la strada che costeggiava di lato la sua abitazione (l’attuale via Calzolari) era detta al stradlén d’la Germèna.
All’inizio del ‘900 compaiono sulla scena le risaiole di Molinella, “lontane avanguardie di un esercito in cammino”, come dirà l’onorevole Mazzoni. La prima ad uscire da quella massa indistinta che era “il branco della risaia”, la prima mondina molinellese ad assumere cioè un connotato preciso, un nome e un cognome, è stata Adalgisa Lipparini, chiamata a presiedere, con Andrea Costa, il primo Congresso Nazionale dei Lavoratori della Terra che si tenne a Bologna nel 1901.
Le mondine di Molinella cantavano l’Inno dei Lavoratori in faccia ai gendarmi che andavano per arrestarle: Norma Cervellati, nel 1913, fondo il Coro delle Mondine di Molinella, il primo ad esibirsi sulle piazze d’Italia.
Il Fascismo locale fece quasi un’icona di Gertrude Forlani, soprannominata la Furlèna, “una popolana battagliera, vedova del marito muratore caduto da un’impalcatura, nemica giurata di Massarenti e dei caporioni rossi che per vent’anno l’hanno bastonata e boicottata, questa donna molinellese dovrebbe essere iscritta socia onoraria di tutti i Fasci Femminili d’Italia”, scriveva la stampa dell’epoca.
A Giuseppe Massarenti consacrò invece la propria vita Zelimma Mazzacurati: “visse all’ombra del grande cugino, del quale fu per sempre il silenzioso angelo custode”.
Suscitò la pietà dei lettori del Corriere della Sera la moglie di Pietro Marani, Enrica Cavallini, “alla quale nell’agosto del 1923 fu impedito di correre a chiamare il medico, perché venisse a soccorrere il marito, lasciato agonizzante dai fascisti, dopo l’assalto alla sua casa di Marmorta”.
Una sartina molinellese, Enrichetta Zuccari, combatté nella Guerra di Spagna contro i franchisti.
Molte donne della Resistenza piansero i loro figli e i loro mariti, uccisi dai tedeschi o dalle brigate nere. Sul fronte opposto della barricata, Adalgisa Pezzoli passò per piazza con unacarriola, sulla quale aveva caricato i poveri resti del fratello Mommo, “che i partigiani avevano gettato in una buca in campagna, oltre la curva di Pezzini, dove lei stessa era andata a dissotterrarlo con le sue mani”.
Non era di Molinella, ma qui venne a morire la mondina Maria Margotti, che cadde per mano di un carabiniere al Ponte Stoppino durante i grandi scioperi del maggio 1949.
Come dice Irea Gualandi, giornalista e scrittrice molinellese che da molti anni vive a Milano, “quando la storia di Molinella ha fatto parlare le donne, queste hanno sempre risposto ‘Presente!’, ergendosi sulla scena del paese come le eroine di una tragedia greca”.
Ma il secolo che da poco ci siamo lasciati alle spalle non è stato solo questo per le donne. Chi illuminò il secolo delle grandi attese sociali, della velocità e del progresso, fu proprio una donna: Oàsi Alessandrini, la donna elettricista che a partire dal 1915 portò la luce elettrica nelle case dei molinellesi. Lina Tartarini di Marmorta, che si esibì nei più grandi teatri d’Europa, è stata fino agli anni ‘30 l’ultima interprete molinellese del bel canto.
Il secolo dello sport e dei primati ha lasciato un piccolo posto nella storia anche ad un’appassionata tennista dello zuccherificio: si chiamava Nara Delli la prima donna sportiva di Molinella.
Ci sono donne che hanno vissuto un’esistenza normale, eppure hanno segnato un’epoca, identificandosi con il luogo stesso in cui hanno lavorato per tanti anni. Non serve neanche il cognome: basta dire Giorgina per indicare l’edicola dei giornali un tempo sotto il campanile, Solange per indicare la piscina. Per i più vecchi, l’dea di maestra era rappresentata dalla severa Piantanida; la musica era quella del pianoforte accarezzato dalle mani diafane della signorina Clotilde. Di quella schiera di suore che prestavano servizio all’ospedale, al ricovero, all’asilo e in parrocchia, rimangono ben impressi nella memoria del paese i nomi di suor Giuseppa, suor Germana, suor Andrea, suor Filomena, suor Antida e di chissà quante altre.
Insomma, quello trascorso è stato un secolo che ne ha viste di tutti i colori, anche in campo femminile.
E mentre ci apprestiamo a concludere questa storia in rosa, la politica - che ha sempre avuto un peso specifico particolare nelle vicende del nostro paese - si riaffaccia per ricordarci che Lina Scardovi del PCI, nelle elezioni amministrative del 1960, è stata la prima donna eletta in consiglio comunale e che Nadia Passarini, dal 1999 al 2004, è stata invece il primo sindaco donna del nostro Comune.



















