L'inseguimento storico 

Era il 1972, io avevo appena iniziato a correre e, come tutti i ragazzini di allora, avevo una fame matta di ciclismo. La mia curiosità mi spingeva a guardare da vicino i campioni, per emularli, per rubare con gli occhi quei segreti del mestiere che non trovi su nessun manuale.
Lui era il professionista. L'unico del nostro territorio. Mauro Landini, maglia Dreher Forte. Quando uscivo con i ragazzi della Codifiume, non si parlava d'altro che di lui il professionista dei Cortili.
Io non l'avevo mai conosciuto di persona. L'avevo visto solo in TV, in quel Giro d'Italia maledetto. Una caduta banale, l'abbandono, lui in lacrime a bordo strada e il suo diesse Luciano Pezzi che scende dall'ammiraglia e lo abbraccia come un padre. Quella scena non me la sono più dimenticata.
La voglia di conoscerlo era troppa. Una mattina mi sono appostato dietro una casa sulla provinciale a San Martino, sapevo che di lì passavi per l'allenamento.
L'ho visto arrivare, solo, sono uscito e mi sono buttato al suo inseguimento. Avevo 13 anni, le gambe che giravano a tutta.
L'ho raggiunto sul ponte del fiume Idice. Non ci crederete, ma per me era già un'impresa e una grande fatica. Landini era bellissimo da vedere: maglia rossa, cappellino rosso Dreher, bici azzurra Viscontea, uno stile eccezionale. Pedalare per qualche chilometro dietro al professionista era già stato il mio "Giro d'Italia".
Quando ho deciso di staccarmi, per non disturbare oltre, lui se n'è accorto e ha rallentato.
"Non sarai mica già stanco?" mi ha detto.
Io gli ho risposto, imbarazzatissimo, che non lo volevo disturbare. E lui, invece di lasciarmi lì, ha iniziato a farmi domande. Abbiamo iniziato a parlare di tanti argomenti, il tempo è volato, e in un attimo eravamo alle porte di Bologna.
E lì che è arrivata la scena più bella.
Landini si é fermato davanti a un bellissimo bar, di quelli moderni, e mi ha invitato dentro. Ci siamo seduti a tavolino e ha ordinato due toast e due bibite.
Io non l'avevo mai mangiato un toast. È stata la prima volta in vita mia. Era buonissimo!!!!
Io ero impacciato, non sapevo come ringraziarlo. Non avevo una lira in tasca.
Siamo usciti e mi ha detto con semplicità:
"Io proseguo per la collina, tu meglio che ritorni a casa".
Quel giorno ho conosciuto da vicino il campione Mauro Landini, il corridore della Dreherforte l'atleta forte che tutti stimavamo.
Ma soprattutto ho conosciuto un vero SIGNORE.
Grazie Mauro per il toast. Ma soprattutto grazie per avermi insegnato in così poco tempo la gentilezza, il rispetto e la lealtà nella vita e nello sport....... ti sono ancora debitore di un toast.
(nota di Cesare Natali)



















