Garofani rossi e rosso cardinale.

Un 1° Maggio particolare tra storia e ricordi sportivi

 

 

 

Questa mattina alle 11, il Cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, ha celebrato la Santa Messa per tutti i lavoratori del Vicariato all'interno della Nobili. Volendo commentare un fatto che solo chi non conosce la storia di Molinella può banalmente ridurre a notizia di secondo piano, vengono in mente le parole che don Gardini scrisse sul diario della parrocchia nel febbraio del 1955, quando il cardinale Lercaro, passando tra le bancarelle del mercato, varcò la soglia del Municipio a braccetto del ministro Romita: “Mai un principe della Chiesa era entrato lì dentro. Ripensando alle lotte passate - scriveva il parroco - sembra davvero un fatto inconcepibile. I vecchi socialisti guardano confusi questo spettacolo, certamente nuovo per Molinella …”.

 

 

 

 

 

Il 1° Maggio era un tempo la “pasqua dei socialisti”, la festa delle feste, il giorno in cui si rinnovava la fede nel mondo nuovo, annunciata dal sole dell'avvenire. Il rito collettivo era il comizio. La piazza si riempiva di gente vestita di nuovo, col garofano rosso all'occhiello. Arrivavano in bicicletta dalle frazioni e dai paesi vicini. Alcuni, per stare più comodi, si portavano da casa perfino la sedia. E quando, la festa del 1° Maggio, che si celebrava fin dal 1886 in ricordo delle vittime di Chicago, venne abolita in tutto il Regno, molte famiglie molinellesi continuarono a celebrarla in gran segreto.

 

Voltavi il quadro della Madonna o del nonno - ricorda un vecchio socialista - e sul muro della cucina compariva il ritratto di Matteotti. Quel giorno, c’era nell’aria soprattutto uno strano odore di gallina in brodo. Le case dei socialisti le individuavi a naso”. Allora Regazzi e Forlani, “i caporioni del fascio”, mandavano qualcuno a vedere cosa bolliva in pentola. Colta con le mani in pasta, quasi piangendo di rabbia, di fronte al brodo versato per terra dai fascisti e alla gallina spolpata da quegli intrusi, Vienna Romagnoli del Malborghetto disse al marito: “St’ètra vòlta int’la pgnàta ai mèt un’ àquila”. Guai a farsi vedere in giro per Molinella, il 1° maggio, con il garofano rosso all’occhiello. A sfidare le severe direttive del Regime, ci provò una volta tale Medeo Balboni, arrivato da Codifiume in bicicletta. Se ne tornò a casa piuttosto malconcio, dopo aver pagato a caro prezzo quel “gesto insano di ribellione”.

 

 

 Comizio di Leonida Bissolati (Molinella, 1901)

 

 

Per i molinellesi della generazione di mezzo, il 1° Maggio era la musica dell' Internazionale, il comizio in piazza, la mostra alla Torretta, ma era anche il lancio, immancabile, dei paracadutisti ….

 

 

 

 1° maggio 1962: piovono dal cielo i primi paracadutisti

 

Le celebrazioni per la Festa dei Lavoratori sono state “allietate” per la prima volta quest'anno dai paracadutisti, che si sono lanciati da un Fairchild, levatosi in volo dall’Aeroporto di Bologna, dove ha sede l’Aero Club Bortolotti. Intitolata ad un asso della prima guerra mondiale - “caduto nel cielo dell’Alto Isonzo, nell’ottobre 1917” - l’associazione bolognese intende sottolineare con questa presenza “la propria adesione alla festa della grande famiglia dei cooperatori molinellesi”. In compagnia dei paracadutisti, “volteggia silenzioso in cielo l’aliante I-FOLP pilotato da Baviera, mentre i G.46 della pattuglia Buldrini-Forlani-Regazzoni eseguono un pregevole numero acrobatico”. Visto il successo della manifestazione, il lancio dei paracadutisti si ripeterà puntualmente ogni anno. “Ancorché appesi ad un filo e penzolanti nel vuoto – scriverà più tardi un giornale d’opposizione - i paracadutisti sono pur sempre un simbolo di invidiabile stabilità, al cospetto dei vorticosi giri di valzer (fuori uno-sotto un altro) a cui ci hanno abituati i tanti, troppi, Segretari Nazionali del Partito, che in tutti questi anni si sono avvicendati sul palco, per tenere il comizio del 1° Maggio”.

 

 

Per gli sportivi di buona memoria, per gli appassionati dei motori soprattutto, il 1° maggio è anche il ricordo della pista da motocross, che fu inaugurata esattamente 39 anni fa …

 

 

 

1° maggio 1975: inaugurata la Pista da Motocross

 

Almeno 8.000 spettatori (?!) - a occhio e croce sembrerebbero tanti, ma la rivista Motociclismo, nel numero di giugno, dice proprio così - hanno assistito alle gare che si sono disputate il 1° maggio a Molinella, per l’inaugurazione della pista di motocross. “Si tratta di una pista artificiale, la prima in Italia realizzata in pianura e forse una delle prime in Europa per caratteristiche simili. L’impianto, realizzato dalla Polisportiva Molinella (su terreno della CooperativaMassarenti), si estende su un’area di 180.000 metri quadrati, per una lunghezza di percorso di 2.462 metri e una larghezza di corsia di circa 10 metri, che consente quindi la partecipazione fino a 24 concorrenti per ‘manche’. Il tracciato prevede una trentina di curve, tre piccoli dossi e quattro collinette, che hanno richiesto la rimozione di oltre 2.000 metri cubi di terra, asportati dalla zona circostante, dov’è stato ricavato un laghetto per la pesca sportiva”. Il programma della giornata inaugurale prevedeva due gare, riservate ai Cadetti delle classi 50 e 250 cc, vinte rispettivamente dal bolognese Massimo Farinelli del Moto Club Ruggeri e da Dario Picconi del Moto Club Kangaroo. Nel darne notizia con un certo rilievo, Motociclismo sottolinea che alle gare hanno preso parte anche “due giovani neòfiti di Molinella (Claudio Salicini e Leonardo Zucchini), dedicatisi al motocross da non più di due mesi a questa parte”. La pista sarà intitolata a Gino Gabusi, il presidente della Cooperativa Massarenti, scomparso il 2 luglio di quello stesso anno. Al “Crossdromo Gabusi”, divenuto nel frattempo un grande centro di attrazione non solo sportiva, ma anche turistica, si disputeranno in media diciotto gare all’anno, due delle quali a carattere internazionale. Fino al 1990, quando la pista, battuta da infinite polemiche sul rumore “provocato da quelle macchine infernali”, sarà spianata per far posto ad un parcheggio e ad un “più silenzioso” laghetto per la pesca sportiva.

 

Alcune parti dell’articolo sono tratte da Tanti saluti dal secolo scorso (Andrea Martelli; La Compagnia del Caffè, 2000)  

 

 

 

   

 

 

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