"Se a Bulògna ai foss al mèr...".

Le estati degli anni 60 nei versi di un maestro del dialetto molinellese

 

 

(cartolina, 1966)

 

Se a Bulògna ai foss al mèr

di Giancarlo Martelli

 

Se a Bulogna ai foss al mèr,
oh che blèzza pseir andèr
da Vischerdi e da Majan
con i slip e al bregh in man!

 

So e zò pr’al Pavajon
pasegièr soura un muscon,
e ciaper la tintarèla
soura el riv d’la Mascarèla!

 

Che vargògna pr’al Zigànt
imité dai vilegiant
ch’fan al bagn al dogg e trì
propri in Piaza Mercanzì!

 

Motoscaf e vapurén
long Zamboni e San Carlén.
Umbarlon d’ogni culour
ind’la piaza ed Stré Mazòur!

 

Mo a Bologna non c’è il mare
e se al cul a vlèn tocciare
non c’è scelta, questa è bella:
Casalècc … o catinella!

(… che fa rima anche con Molinella, aggiungiamo noi)

 

 

L'autore di questa “poesia in lingua bolognese” è Giancarlo Martelli (1922-1984), un altro dei grandi maestri del nostro dialetto, al pari dell'ingegner Rossi di Marmorta e di Arrigo Altobelli di Alberino, a cui abbiamo già riservato un posto d'onore nella nostra rassegna domenicale.

 

  

 

 

Al successo della sua poesia, scritta nel 1959, molto contribuì il seguitissimo programma radiofonico della domenica pomeriggio Al Pavajòn (Il Pavaglione), che la mandò in onda “a grande richiesta per nove puntate di seguito.

 

Se a Bulògna ai foss al mer ...” sembrava scritta apposta per farci vivere, con un po' di anticipo, il clima vacanziero di quelle estati degli anni 60, gli anni della Dolce Vita e della corsa verso il mare.

 

Mentre tutti andavano al mare, Giancarlo Martelli, l’eclettico geometra dell’Ufficio Tecnico comunale (critico cinematografico per conto delle maggiori riviste specializzate, corrispondente del Carlino, autore di brillanti testi teatrali, regista e poeta dialettale), il mare pensò di inventarselo a due passi da casa.

 

E per chi non aveva la fantasia del nostro autore, c'era sempre la piscina di Molinella, presa d'assalto in quegli anni da migliaia di villeggianti della domenica. Li chiamavano i spurtîv, nel senso che arrivavano dai paesi vicini con la sporta attaccata al manubrio della bicicletta, con dentro il costume da bagno, l'asciugamano e un panino con la mortadella. Quando la piscina era il loro (il nostro) mare!

 

 

Una domenica d'estate dei primi anni 70

 

 

   

 

 

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