Baggio, una doppietta a Selva Malvezzi. E il coniglio bagnato diventò cacciatore
Domenica prossima aprirà ufficialmente la stagione della caccia. Dedichiamo questo Caffè della Domenica ad un famosissimo personaggio sportivo che, dando seguito alla sua passione per la caccia, ha frequentato (e magari frequenta ancora) il nostro territorio. Dal Resto del Carlino del 7 agosto 1998, ecco il ritratto abbastanza inedito del Baggio-cacciatore.

Il campione ha affittato due postazioni nell’oasi venatoria vicino a Molinella
Baggio, una doppietta a Selva Malvezzi
di Lorenzo Priviato
Viene pagato, e profumatamente, per tirare calci “d’oro” al pallone. Spende invece di tasca propria per tirare su lepri e fagiani. La passione che Roberto Baggio (nella foto) coltiva per la caccia non è certo una novità. Lo sono invece gli habitat venatori che la doppietta più famosa del mondo frequenta. Già immortalato, fucile a tracolla, nella pampa argentina, l’ex codino spara anche dalle nostre parti. E precisamente a Molinella. Colui che il Bologna ha traghettato dall’inferno rossonero al paradiso degli assist per Vieri e Ronaldo ha affittato due postazioni, una per sé e l’altra per suo padre, in uno dei tanti specchi d’acqua di Selva Malvezzi, autentica “oasi felice” della caccia ad anatre e ad altri volatili. E sono diversi gli abitanti di Selva che giurano di aver visto l’ex numero dieci rossoblù far tappa tra le valli di Idice e Quaderna; chi per strada, chi in trattoria, che nel bar del Circolo operaio a prendere un caffè.
Ma dove sparano Roby e papà? Esattamente all’interno dell’azienda faunistica-venatoria “La Viola”. Proprietaria delle due grossi valli denominate “Boscosa” di circa 120 ettari nell’area dell’Idice, e “Barabana”, oltre 100 ettari nei pressi del torrente Quaderna (prende il nome dalla strada che collega la frazione di Selva), l’azienda ha affittato ad un terzo, un cittadino di Budrio, alcuni “chiari d’acqua”, da cui Baggio ha a sua volta ricevuto in subaffitto due postazioni per cacciare i volatili col metodo cosiddetto della “botte”; ossia in postazione fissa, su uccelli e migratori acquatici. E a tenere pulita l’oasi ci sono sempre le guardie ecologiche, che vigilano e lavorano assiduamente. Di recente, infatti, diversi passanti hanno visto all’opera i grossi macchinari dell’azienda intenti nella pulizia delle piazzole. Postazioni dalle quali fra pochi giorni verranno fatte partite bordate micidiali conto tortore e cornacchie. Così, l’alba del 20 settembre prossimo, per la giornata d’apertura, fra i tanti appassionati della cartuccia potrebbe esservi anche il celebre adepto di Buddha. Anzi no, perché domenica Baggio dovrà “sparare” nella bolgia di San Siro contro la porta del Piacenza. Del resto, si spera per lui che la scelta di aver preferito i gol di Ventola e Zamorano a quelli di Andersson e Signori non equivalga a quella di aver voluto sostituire lo splendore dei paesaggi di Selva e Molinella con il cielo plumbeo della città di Sant’Ambrogio.
Baggio e la caccia, ma anche Baggio e il buddhismo. Possono convivere pratica venatoria e culto per Buddha, Siddharta, Gautama? Per il campione originario del vicentino, sì. Secondo il credo originario dell’India la vita è dolore. Chiedetelo alle anatre appena impallinate se ciò non risponde a verità. Ma intanto al bar del paese, gli amanti dello schioppo lo attendono fiduciosi, senza scarpette da pallone ma con fucile e cartucciera a tracolla, magari un lunedì giorno di riposo dopo la partita.




















