Molinella Athletic Memories: quando Boscutti perse il record e Bertocchi la Trebisonda
In questi giorni, l'Atletica Molinellese è sotto i riflettori per i risultati ottenuti ai Regionali. C'è stato un tempo in cui manifestazioni di quel livello si tenevano allo Stadio di Molinella, con la partecipazione di campioni illustri. Qui ricordiamo brevemente due episodi che fecero davvero epoca. (a.m)
Il record fantasma di Boscutti

Molinella ospita in maggio del 1936 i Campionati Emiliani per Società, nel corso dei quali Giambattista Boscutti, friulano di Cividale che gareggia per la Virtus Bologna, stabilisce il nuovo primato italiano di salto con l’asta (di bamboo), superando la misura di 3,92. La “sensazionale impresa” accresce la fama dell’impianto molinellese, esaltato dalla stampa sportiva dell'epoca “per modernità ed efficienza”.
Il record non venne però mai omologato, “per le proteste degli altri concorrenti,costretti a saltare quasi al buio causa il protrarsi della gara fino a tarda ora”, e in ogni caso avrebbe avuto comunque vita breve: il 5 agosto, infatti, alle Olimpiadi di Berlino, l’azzurro Danilo Innocenti saltò 4 metri netti, classificandosi sesto nella gara vinta dall’americano Meadows con 4,35.
Il primo italiano oltre il muro dei 4 metri relegò in seconda posizione l’atleta di Cividale del Friuli, che aveva scelto la remota platea di Molinella per imporsi all’attenzione di un pubblico non abituato a simili imprese. I testi sacri dell’Atletica attribuiscono al friulano Boscutti un personale di 3,90 che vale soltanto come “seconda miglior prestazione stagionale (anno 1936)”.
Giambattista Boscutti (Cividale 1912 – Correzzola 1944), già campione italiano juniores di salto con l'asta nel 1930, prese parte con la Nazionale italiana a diverse competizioni internazionali (Vienna, Berlino, Monaco di Baviera, ecc ...). Diplomatosi nel 1937 all'Istituto Superiore di Educazione Fisica di Roma, è ricordato a Molinella come “il primo maestro di Facchini”, quello che, durante un Campo Dux, convinse il nostro futuro campione a misurarsi negli ostacoli, “intuendone le grandi potenzialità atletiche”. Nel 1939, Boscutti ottenne il brevetto di pilota civile e nel 1940 fece domanda di ammissione alla Scuola Aeronautica per ottenere anche il brevetto militare. “Col grado di Tenente si distinse per ardimento in diverse operazioni nei cieli del Mediterraneo che gli valsero la Medaglia d'Argento al Valor Militare”. Alla guida del suo Macchi MC205 Veltro, cadde in combattimento a Correzzola di Padova nel marzo del 1944.
Perdere la Trebisonda

Carlo Bertocchi ricordava che nell’estate del 1941, si disputarono a Molinella i Campionati Emiliani di atletica leggera, ai quali prese parte anche Ondina Valla, prima atleta italiana - e ancor oggi la più giovane - a conquistare la medaglia d’oro in un’olimpiade (Berlino, 1936). Per dare solo un’idea del valore e del significato di quell’impresa, basti dire che l’atletica italiana ha dovuto aspettare Sara Simeoni (Mosca, 1980) per festeggiare un altro oro olimpico femminile.
Cinque anni erano trascorsi dalla sua vittoria berlinese negli 80hs, ma l’azzurra era ancora al centro dell’attenzione. Bertocchi non sapeva dire a memoria se la Valla, quel pomeriggio, avesse vinto oppure no, però se la ricordava benissimo, seduta in mezzo al campo, mentre scioglieva al vento i muscoli delle sue belle gambe da atleta. Anzi, passandole accanto, si offrì di farle un massaggio (“un strafugnòt”) e lei, sorridendo maliziosa, non disse di no.
Forse non era il 1941, ma il 1942. Poco importa sapere se, anziché del campionato emiliano, si trattasse invece di un malinconico meeting del tempo di guerra, se Ondina Trebisonda Valla avesse davvero vinto (com’è probabile) la gara molinellese o se, invece, fosse stato lui, Carlo Bertocchi (com’è altrettanto probabile), a perdere la trebisonda per quella biondina dalle lunghe leve. Questi, in fondo, sono solo dettagli. Ciò che conta è la testimonianza, di cui v’è prova nel “librone” delle memorie di Carlo Bertocchi, che ci permette di aggiungere un nome ai tanti campioni di fama mondiale ( da Binda a Bartali, Biavati ad Andreolo, da Mazzola a Baggio) che hanno calcato il prato e le piste dello Stadio Comunale, oggi intitolato ad Augusto Magli.
Trebisonda Ondina Valla (Bologna 1916 - L'Aquila 2006). L'originale nome Trebisonda fu scelto dal padre come omaggio all'omonima città turca (in turco Trabzon), da lui ritenuta la più bella città del mondo. Ondina Valla si fece notare sin da giovanissima per la sua grinta e le sue doti atletiche. Ai campionati studenteschi bolognesi rivaleggiò con la concittadina e compagna di scuola Claudia Testoni, che sarebbe stata la sua antagonista per tutta la carriera sportiva. A tredici anni la Valla era già considerata una delle grandi protagoniste dell'atletica leggera italiana. Nel 1930 divenne campionessa italiana assoluta degli 80 ostacoli e fu convocata in Nazionale. Divenne presto una delle beniamine del pubblico italiano. Il governo fascista la elesse ad esempio della sana e robusta gioventù nazionale. La stampa la definì “Il sole in un sorriso”. Il più importante risultato della sua carriera fu indubbiamente l'oro negli 80hs alle Olimpiadi di Berlino 1936. Il 5 agosto vinse la semifinale con il tempo di 11"6, che valeva anche il primato del mondo. Il giorno dopo si disputò la finale. L'arrivo fu serrato, con ben quattro atlete piombate assieme sul traguardo. Non ci furono dubbi sulla vittoria della Valla, prima con 11"7, ma fu necessario ricorrere al fotofinish per stabilire l'ordine di arrivo per le inseguitrici. La sua rivale di sempre, Claudia Testoni, si ritrovò quarta, fuori dal giro medaglie. L'oro olimpico le diede immensa popolarità nell'Italia fascista, divenendo un simbolo per le ragazze italiane dell'epoca. Nel 1937 stabilì con la misura di 1,56 m il primato nazionale nel salto in alto, che mantenne fino al 1955. Dopo le Olimpiadi, Ondina Valla fu costretta a rallentare l'attività agonistica per un problema alla schiena. Continuò a gareggiare fino ai primi anni quaranta, ottenendo nel frattempo tre vittorie ai Giochi Mondiali dello Sport Universitario di Tokyo e 15 titoli nazionali. Conclusa l'attività agonistica, si trasferì a L'Aquila col marito. Nel 1978 subì il furto della medaglia d'oro di Berlino. Nel 1984 Primo Nebiolo, allora presidente della Fidal, le donò una riproduzione della medaglia rubata. Nella primavera del 2006, in occasione delle Olimpiadi del Reno che si svolsero quell'anno nel nostro paese, si pensò di invitare l’anziana signora Valla a Molinella, ma le sue già precarie condizioni di salute non le permisero di muoversi da L'Aquila, dove viveva ormai da molti anni e dove morì pochi mesi dopo.



















