Don Ugo, prete alpinista. L'ex cappellano di Molinella ha portato sul Rosa la Croce di Lampedusa
La notte del 3 ottobre 2013, un peschereccio salpato dal porto libico di Misurata con a bordo circa 340 migranti provenienti dall'Eritrea, dal Ghana, dalla Somalia, dall'Etiopia e dalla Tunisia, è affondato nelle acque di Lampedusa. L’imbarcazione era giunta a circa mezzo miglio dalla costa, in prossimità dell'Isola dei Conigli, quando qualcuno tra i migranti accese un fuoco, forse per scaldarsi. La presenza di benzina sul ponte dell'imbarcazione, fece divampare un incendio. In preda al panico, un gran numero di persone si spostò in massa sul lato opposto della barca, che per l'eccessivo carico si rovesciò, inabissandosi in pochi istanti. Il bilancio della tragedia fu di 366 morti accertati e 20 dispersi; 155 i superstiti, 41 dei quali bambini. Si tratta certamente della più grave catastrofe marittima nel Mediterraneo dall'inizio del XXI secolo.

Anche in ricordo di quella tragedia, nei giorni scorsi è arrivata sul Monte Rosa, portata a spalla da fedeli e alpini, la croce realizzata con il legno dei barconi che hanno fatto naufragio nelle acque di Lampedusa. Un lungo viaggio, voluto da Papa Francesco, che il 9 aprile 2014 ha benedetto la croce in piazza San Pietro con un invito speciale ai promotori dell’evento: “Portatela ovunque!”. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti di Milano, ricorda in giro per l'Italia i migranti morti in mare. La Croce di Lampedusa, alta quasi tre metri e realizzata dal falegname delle isole Pelagie, Franco Tuccio, ha viaggiato per tutta l’Italia, fino al Passo Salati a quota 2.936 metri , al confine tra le valli di Alagna e Gressoney. Di qui, proseguirà poi per altri luoghi della penisola.

Nelle foto che pubblichiamo qui sotto (da Repubblica.it) si riconosce, con la croce in spalla e mentre celebra la Santa Messa in quota, don Ugo Casalegno, che proprio quarant’anni fa, nell’ottobre del 1974, prese servizio come cappellano presso la parrocchia di Molinella. Aurelio Del Sordo, uno dei ragazzi di allora, gli ha voluto mandare un pensiero attraverso la nostra pagina web.

Don Ugo Casalegno mentre porta la Croce di Lampedusa (settembre 2014)
Da Zero a 4000: i nostri anni con don Ugo,
il cappellano che aprì i nostri orizzonti
Nell’autunno del 1974, a bordo di una mini, arrivarono a Molinella per dare un mano al parroco d’allora don Carlo Federici, due giovani e valenti sacerdoti salesiani, don Giovanni Bosco (proprio come il santo) e don Ugo Casalegno. Bergamasco il primo e destinato ad importanti incarichi nella famiglia salesiana, torinese doc il secondo, laureando in teologia ed impegnato nella redazione di una tesi di laurea su Raffaele Petazzoni, il più grande studioso italiano di storia delle religioni, originario di San Giovanni in Persiceto.
Per don Bosco fu un’esperienza breve, mentre per don Casalegno iniziò un cammino mai interrotto con Molinella. Riuscì a coagulare intorno a se un gruppo di giovani di varia estrazione, molto incerti ed anche irrequieti, pronti a cambiare il mondo ma meno se stessi. Fu grazie a lui che nacque il Gruppo Medicinali per l’Africa e che molti di quei ragazzi scoprirono la montagna e la Val d’Aosta, tanto che alcuni di loro, il 29 luglio 1978, salirono con don Ugo fino ai 4.176 mt del Cristo delle Vette, sul Monte Rosa.

Don Ugo celebra la Santa Messa al Passo Salati (settembre 2014)
Dopo sono cambiate molte cose. Il giovane salesiano ha lasciato la famiglia di San Giovanni Bosco ed è diventato prete diocesano, assumendo poi la guida pastorale della parrocchia più alta d’Italia, Gressoney la Trinitè, ai piedi del Monte Rosa, pastore di quella comunità Walser dalle origini misteriose, che da secoli conserva la sua identità germanica in un territorio francofono.
Nel frattempo i suoi compagni di studi all’Ateneo Salesiano di Roma, Angelo Amato (attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi) e Oscar Rodriguez Maradiaga (cardinale primate della Chiesa honduregna, consigliere ascoltatissimo di Papa Francesco ) scalavano i vertici della gerarchia vaticana. Per non dire del suo professore, il cardinale Tarcisio Bertone, anch’egli salesiano, che con Ratzinger è stato addirittura Segretario di Stato, cioè primo ministro del Papa.
L’ultima volta che don Ugo è passato da queste parti dopo lunga assenza, è stato nel settembre 2010, in occasione delle celebrazioni per il nostro santo patrono, raccogliendo intorno a sé tutti i ragazzi di una volta che mai lo avevano dimenticato. In tutti questi anni, egli non ha mai cessato di predicare quell’umanesimo integrale che tanto ci ha coinvolto e ci ha dato la forza di rimanere amici sempre, in nome di qualcosa di più grande.
Aurelio Del Sordo




















