5 ottobre 1914: cent'anni fa l'eccidio di Guarda

 

 

 

Fin dalle 3.30 di stamattina mi sono trovato con nove carabinieri a cavallo alla stazione di Guarda, dove dovevano giungere da Bologna alcune automobili coi liberi lavoratori per svincolare due trebbiatrici, prima di recarsi a lavorare nei fondi boicottati. Solo verso le ore 6, all’approssimarsi del treno da Portomaggiore, vidi affollarsi improvvisamente di dimostranti le vicinanze della stazione”. Allora - dice il Tenente Villani - io mi trovavo con una trentina di carabinieri, per i rinforzi venuti intanto dai paesi vicini. Vedendo però che il servizio era insufficiente di fronte a una massa disposta alla violenza, ordinai al Brigadiere di Marmorta, Teneggi, che si spingesse sulla via di Bologna con altri due carabinieri in bicicletta per fermare le automobili dell’Agraria e perché procedessero cauti”.

 

Noi eravamo partiti stamane alle 4.45 da Bologna - racconta il macchinista Rondelli - a bordo di sei vetture automobili. Sopra c’erano il segretario dell’Agraria Donini, alcuni proprietari di terreni del molinellese e una trentina di liberi lavoratori ingaggiati dall’Agraria, tra i quali ero anch’io. Una vettura era carica di materassi e di viveri di scorta per tutto il tempo del soggiorno molinellese, previsto della durata di una settimana La vettura dove si trovava l’avvocato Donini precedeva le altre. Prima della stazione di Guarda, incontrammo una pattuglia di tre carabinieri ciclisti che ci fermarono e rimasero per circa 5 minuti a parlare con l’avvocato Donini”.

Ad ogni modo, ci disse il Brigadiere, mi lascino andare avanti per maggior sicurezza. Dopo di che - si legge nella dichiarazione resa dallo chauffeur Rambaldi - le automobili ripresero la corsa dietro ai carabinieri in bicicletta (...) A pochi passi dalle sbarre del treno, un gruppo di leghisti cominciò allora a lanciare dei sassi contro le automobili, prendendo di mira specialmente noi chauffeurs. I tre carabinieri per difenderci abbandonarono sulla strada le biciclette e si buttarono contro i leghisti. Si accese una zuffa ed un carabiniere rotolò nel fosso. Intanto però altri leghisti erano corsi all’assalto e la sassaiuola ricominciò con più veemenza. Io allora mi decisi a partire in volata con la macchina, passando tra le due automobili che mi avevano preceduto e che erano rimaste bloccate dai tronchi sparsi a traverso la strada. (...) Lanciai la macchina a tutta forza nel momento stesso in cui quella su cui stava l’avvocato Donini veniva assalita da una folla armata di bastoni”.

 

 

 

 

E’ l’alba piovigginosadel 5 ottobre 1914, un tragico lunedì di sangue. L’epilogo di un durissimo confronto iniziato nel mese di gennaio, quando i mezzadri di Molinella erano scesi in sciopero per la conquista di un nuovo capitolato colonico. Il copione è quello già visto in occasione del boicottaggio-Zerbini. In aprile i mezzadri rifiutano di falciare la metà del foraggio che spetta al padrone. Nessuno è disponibile a subentrare, mano d’opera salariata non se ne trova, perché anche i braccianti solidarizzano con i mezzadri. In luglio, quando già è divampata per la Romagna la cosiddetta “settimana rossa”, le Leghe dichiarano che nessuna macchina trebbiatrice può entrare nel comune, senza il loro preventivo consenso. Il boicottaggio si estende anche alle piccole proprietà, ai fondi lavorati in economia ed è la paralisi totale. Ogni tentativo di ricomporre la vertenza risulta vano e alla fine di settembre la situazione precipita. Il grano è ancora da battere e siamo già in autunno inoltrato. A questo punto, l’Agraria bolognese arruola 67 krumiri, provenienti dai paesi di Cittadella e Grantorto, nel padovano. Ventiquattro di loro (16 lavoratori, 2 macchinisti e 6 paglierini) devono farsi trovare pronti alle quattro e mezza del mattino di lunedì 5 ottobre allo Stallatico del Bersagliere, nei pressi dell’Istituto Salesiano, fuori Porta Galliera. Di lì, a bordo di sei autovetture, noleggiate dall’Agraria presso il Garage Italia di via d’Azeglio, dovranno raggiungere Guarda di Molinella, dove alle ore 21 della domenica sono arrivate in treno da Portomaggiore due macchine trebbiatrici Hofhen-Standtz. E’ previsto che i lavori di trebbiatura nel molinellese comincino dal Fondo Boriani, di proprietà dell’Istituto del Baraccano e condotto dal colono Bandiera. Una folla enorme di leghisti (quattromila persone, secondo il Corriere della Sera; più di cinquemila per il Resto del Carlino) si è radunata durante la notte nelle campagne tra San Pietro e Guarda. Sono armati di bastoni, vanghe e forcali. Vogliono impedire ad ogni costo l’intervento dei krumiri. Il primo scontro avviene nei pressi della stazione di Guarda, ma nel giro di pochissimi minuti se ne verificano almeno altri tre, lungo la strada per San Pietro e all’imbocco di via Vescovo. Alla fine conteremo i morti: tre, che a sera diventeranno quattro e poi cinque.

 

 

Mi avete rovinato”, avrebbe detto Massarenti ai suoi, appena informato dell’accaduto. Adesso tutti dicono che gli incidenti si sarebbero potuti evitare. Se l’avvocato Donini, segretario dell’Agraria, avesse dato retta a chi gli sconsigliava di venire a Molinella con i krumiri, per tentare una prova di forza... Se Massarenti non avesse ignorato il telegramma che il Prefetto Quaranta gli aveva inviato alle ore 20.30 di domenica 4 e che egli (Massarenti) dice di aver invece ricevuto solo alle ore 9.00 del mattino di lunedì 5. “Ma la sorella di Massarenti lavora in posta e tutto lascia credere - sostiene l’accusa - che le sia stato ordinato di tenere il telegramma in un cassetto, fino alla mattina dopo, quando l’eccidio si era ormai compiuto da tre ore”.

 

 

Poco prima di mezzogiorno arrivano da Bologna i primi soldati. Il giorno dopo saranno già più di 3.000, agli ordini dell’ispettore generale di polizia Adolfo Lutrario. “Accampati sull’aja del fondo Boriani, che è ridotta ad un vero e proprio bivacco militare, si vedon soldati che riposano all’ombra dei pioppi. Lancieri a cavallo e carabinieri ciclisti presidiano le strade che conducono a Guarda e il centro di Molinella, fermi sotto i portici e davanti al Municipio”. Verso sera trasportano i morti al cimitero. Il convoglio funebre passa per piazza. Il paese assiste in silenzio. “Coprifuoco! Coprifuoco! - grida un ufficiale a cavallo - Tenete le porte chiuse e restate nelle vostre case”. La gente guarda dalle fessure delle finestre. Corrono già le voci più disparate. Si dice che il guardiano del cimitero non volesse aprire i portoni e ricoverare le salme, senza un ordine preciso del sindaco. Il capitano dei carabinieri ha dovuto minacciarlo con la pistola, per farsi aprire. Su alcuni cadaveri “sarebbe stato compiuto anche l’estremo oltraggio, da parte di donne invasate”. Per fare le casse da morto si è dovuto far intervenire il falegname Oreste Golfieri da Bologna, “perché in tutta Molinella non si è trovato un falegname disponibile”. Nella notte vengono compiuti 35 arresti, soprattutto nella zona di Marmorta, perché il grosso dei leghisti veniva di lì. Saranno tradotti a Bologna in treno, “per essere quindi associati al Carcere di San Giovanni in Monte”. Il Governo Salandra ha sospeso il Sindaco dalle sue funzioni, ma a quest’ora Massarenti è già in fuga verso San Marino, “con i capilega Carlo Schiassi e Giuseppe Montanari”. E’ sciolto d’autorità anche il Consiglio Comunale: “8 consiglieri su 20 sono agli arresti o risultano latitanti”. Arriverà a Molinella un Commissario Straordinario, “il sig. cav. uff. dott. GiuseppeMontmasson”, che era già stato qui dopo il grande sciopero del ’97.

Alla fine, gli indagati saranno 204. Di questi, 146 saranno prosciolti in istruttoria e 58 rinviati a giudizio l’8 gennaio 1915, “per avere, il mattino del 5 ottobre 1914, in Guarda di Molinella, insieme concorrendo nell’esecuzione del reato, o come esecutori o cooperatori immediati, al fine di uccidere e con premeditazione, cagionato, mediante colpi di bastone, di pietra e di altri corpi contundenti e laceranti, la morte immediata di: Cimatti Paolo, Domeniconi Fernando e Campagnolo Anacleto; del figlio di quest’ultimo, Campagnolo Enrico, di anni 17, avvenuta alle ore 22 nell’Ospedale di Budrio; di Dolzàn Giuseppe, sopraggiunta in Grantorto (Padova) il giorno 26 dello stesso mese di ottobre, in conseguenza delle lesioni da lui riportate alla testa”. Il “latitante” Giuseppe Massarenti è anch’egli rinviato a giudizio per istigazione a delinquere, “avendo egli indotto i suddetti imputati a commettere gli omicidi e i tentati omicidi di cui in epigrafe”.

 

 

 

 

L’amnistia generale concessa da Re Vittorio Emanuele III per la vittoria nella Guerra del 15-18, sarà come un colpo di spugna sui fatti di Guarda. I 38 arrestati (20 dei 58 rinviati a giudizio erano latitanti) trascorreranno cinque anni in carcere, prima a San Giovanni in Monte e poi all’Isola di Capraia, in attesa di un processo che non si celebrerà mai. Nel 1917, quando a qualcuno di loro verrà proposto di arruolarsi, in cambio di un’ipotetica riduzione della pena, la risposta sarà questa: “Che ci vadano loro in guerra! Che a morire ci vadano i signori di Molinella”. Torneranno tutti a casa nel 1919, “anche i più pericolosi, quelli che erano stati inviati alla Capraia, meno uno, che nel frattempo vi era morto”.

 

Andrea Martelli, Tanti saluti dal secolo scorso. Diario molinellese del '900; ed. La Compagnia del Caffè, 2000

 

Dello stesso autore, sono ancora disponibili presso il Punto Centrale di via Mazzini alcune copie del libro “I fatti di Guarda”, pubblicato nel 2004 dalla Compagnia del Caffè/Parco dei Pioppi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

PROSSIMI APPUNTAMENTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

tutto lo sport

Notizie del giorno


RICHARD PARKER NEWS

Storie di cani e altri animali
dal quotidiano La Stampa