UltimoTango ai Cortili. Giuseppe Poli, un "campione" che non ha voluto far carriera

 

 

Si è disputata ieri la 97^ edizione del Giro dell’Emilia, classica d'autunno che non tocca il nostro paese dal lontano 4 ottobre 1968.

In quell’occasione, al termine di una gara combattuta, fu Gianni Motta a trionfare davanti a Polidori e Michelotto, ma per noi molinellesi le attenzioni furono tutte per Poli Giuseppe detto Tango, che tra due ali di folla sfrecciò, a dispetto del soprannome, davanti al gruppo in via Mazzini, aggiudicandosi il traguardo volante, posto all'altezza di quella che era una volta la Vendita Bibite e Acque Minerali Matteucci & Scarabelli

Tango, alla sua seconda stagione da professionista con la GBC di De Lillo, Pettenella e Cribiori, aveva conquistato quell'anno la maglia nera al Giro d’Italia (dotata di un ricco premio finale), impegnandosi allo spasimo in ogni tappa per arrivare... ultimo.

 

Dicevano di lui: avrebbe potuto essere un campione ma non ha voluto far carriera. Il primo a rendersi conto che il ragazzo dei Cortili aveva la stoffa del corridore fu Nardi, un ex ciclista che aveva avuto però scarsa fortuna.

Polibrillò da dilettante sia per le 28 vittorie ottenute, quanto per alcune brucianti sconfitte, che indussero il CT della nazionale dilettanti, Rimedio, a non convocarlo per la Varsavia-Berlino-Praga, una delle più importanti corse internazionali dell'epoca.

Va sempre in fuga, ma non arriva mai!“ fu la considerazione finale di Rimedio manifestata direttamente al fratello di Tango, Edoardo, che accusava il CT azzurro di non aver tenuto conto della vittoria di Poli nella Coppa Del Grande (corsa di apertura della stagione dilettanti di oltre 200 Km) e del terzo posto al Trofeo Amedeo Guizzi a Brescia, quando si era sacrificato per aiutare Denti, che poi era stato chiamato in nazionale al posto suo.

 

 Polisportiva Sezione Ciclismo, 1960: da sin.: Mazza, Minoccheri, Magnani, Manini, Poli e il ds. Dino Dardi

 

 

Le sconfitte, però, furono altrettanto clamorose. Come al giro del Lazio, dove in una fuga a due con un certo Guerra, Poli si fece distrarre dagli applausi della folla; oppure al giro del Piemonte, quando in un ‘altra fuga a due con ben 10 minuti di vantaggio, lui e il compagno d'avventura smisero entrambi di pedalare con lena per non meglio precisate strategie di ammiraglia, con il risultato di farsi riprendere dal gruppo; non da meno al giro di Romagna, dove in fuga solitaria con 1’30” di vantaggio, nella discesa della Rocca delle Camminate infilò la strada sbagliata, riuscendo però a recuperare sui primi inseguitori, per poi sbagliare di nuovo percorso nel finale, per colpa di un addetto al servizio.

Tra i tantissimi aneddoti che si potrebbero raccontare su Tango è rimasto famoso il suo ritardo alla partenza del Giro dell’Abruzzo, causa il protrarsi del flirt con una ragazza dell’albergo che ospitava la squadra, interrotto dalla furia del fratello Edoardo che andò a prenderlo in camera e lo riportò di forza alla partenza.

La forte “sensibilità” - diciamo così - verso l’universo femminile fu una debolezza che pagò a caro prezzo verso uno sport che in questo senso non ammetteva facilmente l’uscita dalle regole.

 

   

A sinistra: Poli e Manini (Caserta, 1965); a destra: Poli professionista al Giro d'Italia del 1967

 

 

La memoria di Poli il ferrarese, com'era chiamato in gruppo, si tinge di colori romantici al Giro d’Italia del 1967 con il colore giallo della Germanvox-Wega di Taccone, Ritter, Laghi e Franchini. Nella 1^ tappa, la Treviglio-Alessandria, una moto del seguito lo fece cadere, negandogli di fatto la possibilità di indossare la maglia rosa. che finì così sulle spalle di Zancanaro.

Tango fu di nuovo protagonista anche nella 19^ tappa Udine-Tre Cime di Lavaredo, che si disputò l’8 giugno in una giornata da tregenda: in fuga solitaria da molti chilometri, dovette arrendersi prima dell'impennata finale, stremato dal freddo. Ad imporsi nella bufera di neve fu Gimondi, davanti a Merckx e Motta ma la tappa venne annullata per le troppe irregolarità verificatesi lungo la salita.

Durò solo due anni la sua stagione d'oro. Al Giro dell'Emilia del 1968, di cui parlavamo all'inizio, la sua carriera di corridore professionista era già ai titoli di coda.

 

 Poli 1° al traguardo di Caserta, 1965

 

 

Appesa la bicicletta al chiodo, per Tango è cominciato un altro capitolo della vita, segnato da vicende tristi e anche molto dolorose, che tuttavia non hanno cancellato nei tifosi di un tempo il ricordo di quel ragazzo dei Cortili che pedalava davanti a tutti, dell'uomo che, quando ancora le cose gli andavano bene, nei momenti di massimo splendore, arrivava a Codifiume sgommando a bordo di una Ferrari.

 

Rimane la curiosità per quel soprannome, Tango, che fu coniato (onore al merito) da Giusto Giordani dei Cortili, il quale, stanco di sentire ogni giorno quel bambino piangere in continuazione perché la madre non voleva che corresse dietro ai birocci carichi di bietole, urlò: “Beppe, cambia disco, métt só un tango!”.

Antonio Michielon 

 

 

 

 

   

 

 

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