Vandalo, il figlio del vento: un cavallo diventato leggenda. Il suo stalliere era di Marmorta

Sulle pagine del Caffè n. 2/2011 il geometra Giorgio Galloni, presidente del Circolo Amici dei Monumenti, ci guidò alla scoperta della Molinellina, o Piccola Molinella, una sorta di enclave molinellese in territorio argentano, assegnata in beneficio al nostro Comune che ne godeva le rendite fin dal Medioevo, a titolo di indennizzo per le mancate rendite agrarie in conseguenza delle grandi bonifiche estensi.
“La curiosità di andare a vedere questo angolo remoto della nostra storia più antica, piccolo borgo di case ora in rovina, raccolte intorno ad una chiesetta dedicata a Sant'Antonio Abate, può guidarci - scriveva il geometra Galloni - in una tranquilla pedalata per strade completamente asfaltate: da Traghetto, costeggiando l'argine sinistro del Reno, si arriva al Morgone; di qui si prosegue per Consandolo, fino all'incrocio con la SS Adriatica, che si percorre per qualche km in direzione Ferrara; poco prima di Benvignante, si svolta a destra per la Strada della Mancina che conduce direttamente alla Molinellina, meta finale del nostro giro”.
(foto T. Zucchini)
Per dare un ulteriore contenuto sportivo alla nostra gita, curiosità nella curiosità, il geometra ci segnalava che “nell'ultimo tratto di strada dal Morgone verso Consandolo, si vedono sulla destra le rovine di Palazzo Costabili, meglio noto come Il Trombone (ora di proprietà dell'Azienda Buscaroli). Qui il marchese Giovanni Costabili aveva creato un allevamento di cavalli da corsa tra i più famosi del '800. Alla razza del Trombone apparteneva Vandalo (1862-1888), il cavallo roano, stella bianca in fronte, che correva come il vento”.
Vandalo è stato, per molti, “il più grande trottatore italiano di tutti tempi, superiore perfino a Varenne”. Secondoil poeta Alfonso Gatto, per l'Unità d'Italia Vandalo aveva fatto quasi quanto Garibaldi e Verdi: “Penso a Vandalo, che era già leggenda per mio nonno. La sua fama, dalla Padania, era corsa fino alle terre basse del Regno. Fra Garibaldi e Verdi, alla loro altezza, c'era solo lui, Vandalo”.
Villa Costabili: viale d'ingresso (foto T. Zucchini)
Vittorio Emanuele II – ci ricordava ancora il geometra Galloni - venne in visita alle Scuderie del Trombone nel luglio del 1866, per vedere di persona “le meravigliose fattezze del cavallo che voleva regalare alla sua Bella Rosina”. Da quel momento la tenuta Costabili diventò per tutti “la tgnùda dal re”. Pare, addirittura, che il nome stesso della scuderia derivasse dal timbro di voce del Re, da qualcuno chiamato appunto “il re trombone”. Ad ogni modo, qui Vandalo era nato e qui venne a morire, al termine di una lunghissima e ancora ineguagliata carriera.

Al centro: Vandalo con lo stalliere Rovinetti di Marmorta: ai lati: Villa Costabili e le Scuderie in due foto dell'epoca
Negli ultimi tempi, Vandalo ha goduto di un improvviso ritorno di popolarità. Prima La Nuova Ferrara (31 gennaio), poi La Gazzetta dello Sport (10 febbraio) ne hanno parlato diffusamente, sempre a proposito del libro di Mario Natucci “Veloce come Vandalo”, uscito recentemente.
Così, la storia del cavallo nato a due passi da casa nostra si è nel frattempo arricchita di ulteriori particolari, uno dei quali davvero molto interessante, almeno per noi di Molinella. Lo stalliere di Vandalo, colui che lo accudì in giro per l'Europa, si chiamava infatti Emidio Rovinetti ed era originario di Marmorta di Molinella.
Da La Nuova Ferrara del 28 gennaio scorso, vi proponiamo qui sotto un bel articolo di Marco Nagliati.
Villa Costabili: le scuderie, ora in rovina (foto T. Zucchini)
Vandalo, nato per vincere
L’avventura del cavallo del Risorgimento che fece innamorare un popolo
di Marco Nagliati
Correva tenendo la testa leggermente piegata a sinistra, faceva venire in mente il vento della tempesta. La rapidità del fulmine e la potenza del tuono. E quello sguardo... Si chiamava Vandalo, il nome tutto un programma: indomabile. Nato nel 1862, figlio del purosangue inglese Huntsman e di Cassandra Norfolk. Divenne un cavallo leggendario. Divenne il re del trotto. Nel cuore del Risorgimento, tra Garibaldi e Verdi, Vandalo entrò nell’anima di un popolo. Nella fantasia degli italiani - nelle tempestose vicende di una nazione che stava nascendo - il roano era il campione che sconfiggeva rivali stranieri. Quel cavallo dava loro ciò che agli uomini non riusciva: un motivo d’orgoglio tricolore. La storia di Vandalo è un’avventura polverosa di pane e salame, passione ed emozione. Ed è una corsa in pianura. La nostra pianura padana. Perché Vandalo nacque nel 1862 a Consandolo, nella tenuta Equireno del marchese Costabili. Perché il primo a credere nelle tonanti qualità del cavallo fu il nobile centese Alessandro Falzoni Gallerani. E perché molte gare, Vandalo le vinse a Ferrara. Questo “romanzo” è stato minuziosamente ricostruito dal giornalista padovano Mario Natucci, che dopo accurate ricerche ne ha ricavato un libro che è un tuffo nella storia estense. Coinvolgente e spigliato. Dove trovano spazio Cavour e il Barbiere di Siviglia. Ville e osterie. Le pagine sul “leggendario trottatore nato per vincere” si aprono nel 1862 e sono subito giri di valzer del destino. Vandalo sembra un predestinato e lo vuole Vittorio Emanuele II per la gloria delle scuderie reali. Ma il purosangue è ribelle: «Inservibile» trancia lì il re. Vandalo (da Firenze) torna nella tenuta Costabili. Lo acquista il centese Gallerani, che lo sogna campione. Non avrà torto, pur pagando prezzi alti a pazienza e costanza. Lo incoraggia un bel tipo, un napoletano emigrato negli States. “Il suo abito aveva qualcosa di forestiero, una cicatrice gli segnava il viso”. Era il conte Erasmo Potito Coppola, che sussurra ad un preoccupato Gallerani: «Non esistono cavalli indomabili». Nel trotto si corre in due, se non c’è accordo è finita. Il cavallo è sensibile, troppo spesso lo si dimentica. Scocca la scintilla, Vandalo inizia a diventar meno indisciplinato. Sfoga in pista l’indole da far west. Vince. Convince. Stravince (300 gare in carriera). Diventa quello che poi Coppi rappresentò per il ciclismo, Ferrari per le auto. Col driver Ricciardo Bonetti (nell’ultima metà del 1800), Vandalo colse i successi più prestigiosi. Divenne leggenda. E il territorio ferrarese scenario di una vicenda affascinante. Riportata alla luce dopo un lungo oblio.
(foto T. Zucchini)



















