I ricordi del Civ: quando il giovane Segato portò via il posto a Magli

Fiorentina-Modena: Magli (a sin.) interviene al volo (da I Giganti della Fiorentina)
Parlando qualche sera fa al Pallone nel 7 del momento del Bologna e in particolare del giovane Masina che ha portato via il posto al capitano Morleo, Gianfranco Civolani ha ricordato un episodio simile, avvenuto tanti anni fa alla Fiorentina (era il campionato 1953-54, ndr), quando un giovanissimo e sconosciuto Armando Segato rubò per sempre la scena ad Augusto Magli che era l'idolo della città. “Augusto Magli di Molinella”, ha precisato il Civ.
A questo riguardo, vi proponiamo qui sotto un articolo da La Nazione di Firenze del 1979, in cui Gianluca Segato racconta il simpatico e commovente incontro con Augusto Magli, l'uomo a cui suo padre Armando aveva portato via il posto nel cuore dei tifosi fiorentini.
A sinistra un primo piano di Augusto Magli; a destra la copertina del fascicolo I Giganti della Fiorentina dedicato ad Armando Segato
NOSTALGIA FIORENTINA
UNA DOMENICA PAULISTA CON AUGUSTO MAGLI
«Tutto il calcio minuto per minuto». Questo è forse il ricordo più nitido e per molti aspetti più importante che ho della mia infanzia. Emozioni fortissime di gioia e di dispiacere accompagnavano questa trasmissione nelle corte domeniche invernali, così come negli interminabili pomeriggi primaverili. Questo è il ricordo più vivo, anche se indiretto, che io ho di mio padre che dall’altra parte del transistor mi faceva fremere assieme a mia mamma e mia sorella.
In caso di vittoria era quello uno dei momenti settimanali più felici. La mamma allora ci raccontava delle storie, mai favole. Una delle mie favorite era il racconto della carriera di mio padre, che da operaio era diventato capitano della nazionale italiana di calcio. La bravura e il coraggio di mio padre erano giustamente innalzati, ma si mostravano inefficaci nel descrivere l’episodio che gli aprì le porte del successo: un semplice e banale accidente che colpì l’allora titolare della maglia numero 6: Augusto Magli, bandiera della squadra, calciatore molto amato dai tifosi fiorentini. Successe nel precampionato della stagione sportiva 1953-54, alla vigilia di un incontro amichevole. Che il giovane sostituisca l’anziano è un fatto abbastanza ricorrente nel mondo del calcio, ma la sostituzione di Magli divise in due la tifoseria viola che vedeva un idolo cadere.
Dopo quella domenica Magli riapparve sempre meno frequentemente in campo, ed a fine campionato fu ceduto all’Udinese, dove sette anni più tardi anche mio padre terminò la sua carriera di calciatore. Quel giorno grandioso per Armando Segato, mostrò a Magli l’altra faccia, quella del declino e più tardi dell’esilio. Povero Magli, mi sarebbe sempre venuto voglia di dire. Quell’intrusione della sorte nei meriti di papà, io l’ho prima chiamata fortuna, poi fato, ed oggi autodeterminazione.

Armando Segato; a destra: scritta inneggiante a Magli, idolo di Firenze
Di italiani a San Paolo ce ne sono quattro milioni, un’allegra comitiva che qui si dice abbia praticamente costruito la città. Sono italiani diversi da quelli che s’incontrano a New York, desiderosi di tornare a casa e magari di poter un giorno votare. Giuseppe L. mi dette appuntamento per il giorno dopo alle undici. Giuseppe arrivò puntualissimo e così facemmo la sua conoscenza. Si parlò delle solite cose: «Perché sei venuto qui? Cosa vorresti fare?». Eccetera. Lui era in Brasile da dieci anni, suo figlio stava per finire il liceo, per poi trasferirsi a Torino per fare medicina. Giungemmo finalmente ad un club di golf dove avremmo conosciuto altre persone. L’ambiente era stupendo, circondati come da vegetazione tropicale, con immensi fiori rossi e gialli, vista sullo stagno popolato da coccodrilli (veri!). Dopo colazione conoscemmo prevalente mente italiani, ma anche argentini e spagnoli e qualche brasiliano. Nonostante la differenza di età che ci separava dai nostri amici, trovammo molti argomenti di conversazione, tra cui naturalmente il calcio, il Maracanà. Questa mia passione giovanile fece sì che cominciassi a parlare con un distinto signore seduto alla mia destra, alto, abbronzato, con due occhi verdi un pò tristi: «Ti piace il calcio eh? Io ho giocato molti anni in Italia, nella Fiorentina». Ripercorro velocemente i volti a me noti di anziani campioni viola, ma non riesco a trovare quello che stava davanti a me. «Scusi, ma lei come si chiama?» chiedo timidamente quasi volessi farmi perdonare questa dimenticanza. «Magli, ho giocato nel dopoguerra e a Firenze fino al 1954».
Credo impossibile descrivere le emozioni che mi attraversarono la mente in un solo istante. Una su tutte: gioia. Avrei voluto abbracciare quel signore, ringraziarlo, scusarmi di una colpa che non esisteva, ma lui quasi avesse capito, dopo aver saputo il mio cognome, mi disse: «Era giovane, bravo, e se lo meritava».

Augusto Magli con la sua famiglia (San Paolo, Natale 1968)
Ho rivisto Augusto Magli, chiamato dagli amici Gughi, altre volte instaurando con lui un rapporto preferenziale. Come se il destino si divertisse a giocare con me, anche il secondo incontro con Magli avvenne in modo fortuito. Con un altro amico, infatti, stavamo recandoci in visita ad un club di polo, alla periferia di San Paolo. Un bellissimo complesso residenziale, formato da dieci campi da polo, e da una lottizzazione molto estesa, ma numericamente ridotta. Girellando vicino al club house m’imbatto in Magli che mi si fa incontro tendendomi la mano. «Io lavoro qui, sono l’amministratore di questo residence che apparteneva a mio cognato». Sempre gioviale ci offrì di fare un giro in macchina per visitare i diversi campi con attigue stalle.
«Da quando ho perduto mia moglie lavoro qui. E molto bello, la natura è stupenda, c’è sempre il sole, però sapete, alle cinque, quando gli operai vanno via, mi chiudo in casa perché girare di notte non è prudente e resto solo a guardare la televisione. Credetemi, ogni tanto mi sento un po’ solo».
Nel frattempo eravamo arrivati ad uno dei campi di polo. L’erba appena rasata ed il classico suo odore mi fecero ricordare i «campini» vicino allo stadio di Firenze. Questa similitudine mi mise di buon umore, e quasi per incoraggiarlo gli dissi: «L’erba è sempre verde». Mi guardò, mi sorrise, poi tornò a guardare il campo. Era vero.
Prima di partire ho telefonato ad Augusto Magli per chiedergli se voleva che portassi un messaggio ai tifosi fiorentini. «Digli che seguo sempre la Fiorentina per radio, con la radio di Giuseppe». L’ho vista l’enorme radio di Giuseppe; cosicché anche in Brasile, circondato dalla foresta tropicale in un’umida domenica paulista, ho ascoltato con il mio amico Magli «Tutto il calcio minuto per minuto». (Gianluca Segato)



















